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venerdì, Gennaio 16, 2026

Con la cultura si mangia. Il caso di successo dei musei di Venezia
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La striscia

Elena Livia Pennacchioni
Elena Livia Pennacchioni
Vedo il mondo da 1 metro e 60, l'altezza al garrese del mio Attila. Sono l'addetta stampa della biodiversità, romana di nascita e veronese d'adozione, ma con il cuore ha in Umbria. Scrivo di animali, piante e qualche volta di come l'uomo riesce a salvarli!

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Per anni la frase “con la cultura non si mangia” è stata usata come alibi per ridimensionare investimenti e visioni. Venezia dimostra oggi l’esatto contrario: con la cultura si cresce, si lavora e si crea valore economico e sociale. Il sistema dei Musei Civici di Venezia è diventato un caso di studio nazionale per capacità gestionale, qualità dell’offerta e sostenibilità.

Nel 2025 la Fondazione Musei Civici di Venezia (MUVE) ha superato 2 milioni e 400 mila visitatori distribuiti tra undici musei e sedi espositive, con un incremento significativo nell’ultimo mese dell’anno e un pubblico sempre più internazionale. Un risultato che non nasce dal caso, ma da una strategia che tiene insieme capolavori, servizi, accessibilità e formazione.

Il museo più visitato resta il Palazzo Ducale, con oltre 1,3 milioni di ingressi annui. Qui il pubblico incontra uno dei massimi capolavori della pittura occidentale, il Paradiso di Jacopo Tintoretto, la più grande tela su commissione mai realizzata, manifesto visivo della potenza politica e culturale della Serenissima.

Con questi numeri, Palazzo Ducale si colloca stabilmente tra i musei più visitati d’Italia. Il confronto più pertinente è con altri grandi musei-monumento a bigliettazione: la Reggia di Caserta, che si attesta attorno al milione di visitatori annui, e, su una scala diversa, le Gallerie degli Uffizi, che superano i 5 milioni di ingressi l’anno grazie a una struttura enciclopedica e a una missione nazionale. Palazzo Ducale, pur essendo un museo civico fortemente identitario e legato alla storia di una sola città, dimostra così di poter competere per attrattività all’interno del panorama museale italiano.

Accanto a Palazzo Ducale crescono i musei del Settecento, a partire da Ca’ Rezzonico, dove opere come Il Mondo Nuovo di Giandomenico Tiepolo raccontano con ironia e lucidità la società veneziana alla vigilia della fine della Repubblica, intercettando in particolare il pubblico europeo.

Il pubblico italiano continua invece a prediligere l’area del moderno e contemporaneo. A Ca’ Pesaro uno dei poli di maggiore attrazione è la Giuditta II di Gustav Klimt, tra le opere più riconoscibili dell’intero sistema MUVE, affiancata da capolavori di Boccioni, de Chirico e Medardo Rosso.

Un ruolo centrale è svolto anche dal Museo Correr, affacciato su Piazza San Marco, dove le sculture neoclassiche di Antonio Canova e le sale napoleoniche contribuiscono a raccontare l’identità istituzionale e civile di Venezia. A Murano, il Museo del Vetro valorizza secoli di eccellenza artistica e artigianale, dai vetri rinascimentali alle grandi manifatture novecentesche.

Ma il successo dei musei veneziani non si misura solo nei biglietti. I “civici” sono sempre più luoghi da vivere quotidianamente: le caffetterie del Museo Correr, di Ca’ Rezzonico e di Ca’ Pesaro sono scelte come spazi di studio, lavoro e incontro, con l’Emeroteca dell’Arte — inaugurata a fine 2024 — tra le più frequentate.

Cresce in modo significativo anche l’impegno sull’accessibilità e sulla formazione. Nel 2025 MUVE Education ha realizzato 2.600 attività, coinvolgendo oltre 45.000 partecipanti, mentre tra i servizi collaterali più apprezzati si conferma il Dog & Museum, che consente ai visitatori di affidare il proprio animale a un dog-sitter professionista durante la visita: nel 2025 quasi 1.000 utenti, con una crescita superiore al 17%.

Il traguardo dei 2,4 milioni di visitatori non rappresenta soltanto un dato quantitativo, ma il risultato di un lavoro strutturale che tiene insieme capolavori come Tintoretto, Tiepolo, Klimt e Canova, servizi innovativi, educazione e comunità. Venezia dimostra così che la cultura, se governata con visione e responsabilità, non è un costo ma un investimento. E che, contro ogni vecchio luogo comune, con la cultura si mangia davvero.

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