L’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur torna ciclicamente al centro del dibattito politico. Per la filiera italiana dello zucchero, però, il tema è tutt’altro che teorico: l’intesa rischia di tradursi in un colpo duro per un settore già ridimensionato.
Il nodo principale è il prezzo. In Sud America, soprattutto in Brasile, la canna da zucchero viene prodotta su scala enorme e a costi molto inferiori rispetto alla barbabietola europea. Clima favorevole, manodopera meno cara e standard ambientali più permissivi consentono di immettere sul mercato zucchero a prezzi difficilmente sostenibili per i produttori italiani. Il risultato è una concorrenza che, pur formalmente legale, assomiglia a un dumping di fatto.
La filiera nazionale arriva a questo confronto indebolita. Negli ultimi anni l’Italia ha visto chiudere la maggior parte degli zuccherifici, con la perdita di migliaia di posti di lavoro e di una coltura fondamentale per l’equilibrio agricolo di molte aree. Un aumento delle importazioni a dazio ridotto rischia di accelerare un processo di desertificazione industriale già in corso. Su questo fronte il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha indicato una linea di forte cautela. L’Italia chiede che l’accordo venga modificato introducendo clausole di salvaguardia per i settori più esposti e il principio di reciprocità delle regole, affinché chi esporta verso l’Unione Europea rispetti gli stessi standard ambientali, sanitari e sociali imposti ai produttori europei. In assenza di queste garanzie, il governo ha chiarito di non essere disposto a sostenere la ratifica dell’intesa.
C’è poi il tema delle regole. Gli agricoltori europei operano sotto vincoli stringenti su pesticidi, tutela del lavoro e ambiente. In molti Paesi del Mercosur sono ancora consentite sostanze e pratiche vietate nell’UE. Non si tratta solo di una questione economica, ma di una disparità normativa che penalizza chi produce rispettando standard più elevati.
Anche sul piano della salute il confronto va chiarito. Dal punto di vista chimico, lo zucchero è lo stesso: saccarosio. Ma il “come” conta. In Sud America sono ammessi fitofarmaci banditi in Europa e, in alcune aree, la raccolta della canna avviene ancora tramite la bruciatura dei campi, con ricadute ambientali e sanitarie per le comunità locali. La filiera europea, basata sulla barbabietola, è invece sottoposta a controlli e tracciabilità più rigorosi.
In gioco, dunque, non c’è solo il destino di un prodotto, ma una scelta di modello. Accettare zucchero più economico, ma prodotto con regole diverse, oppure difendere una filiera interna che garantisce occupazione, controlli e sostenibilità. Per l’Italia dello zucchero, il Mercosur rischia di avere un retrogusto decisamente amaro.

