Non si vedono e raramente entrano nel dibattito pubblico sul clima, ma svolgono un ruolo centrale nel funzionamento degli ecosistemi terrestri. Le reti di funghi micorrizici, le infrastrutture biologiche sotterranee che collegano piante e suolo, sono al centro delle ricerche che hanno fatto vincere a Toby Kiers il Tyler Prize for Environmental Achievement, considerato il riconoscimento più prestigioso in ambito ambientale.
Biologa evoluzionista e professoressa all’Università di Amsterdam, Kiers ha contribuito a chiarire come queste reti non siano semplici estensioni delle radici, ma sistemi dinamici che regolano lo scambio di nutrienti, influenzano la salute delle foreste e intervengono nei flussi globali di carbonio.



Scambi regolati, non cooperazione automatica
Le micorrize nascono dall’associazione tra funghi e radici delle piante. I funghi facilitano l’assorbimento di fosforo, azoto e microelementi presenti nel suolo; le piante, in cambio, trasferiscono parte degli zuccheri prodotti con la fotosintesi. Gli studi di Kiers hanno mostrato che questi scambi non sono passivi: le piante tendono a “premiare” i funghi più efficienti, mentre i funghi modulano la distribuzione delle risorse tra partner diversi. Un comportamento che suggerisce meccanismi di regolazione e competizione, più che una semplice cooperazione automatica.
Il legame con il ciclo del carbonio
Una parte rilevante del carbonio catturato dalle piante viene trasferita ai funghi e successivamente incorporata nella materia organica del suolo. Non si tratta di una soluzione definitiva alla crisi climatica, ma di un processo che contribuisce in modo significativo al bilancio globale del carbonio. Comprendere come funziona questo meccanismo è diventato cruciale per valutare l’impatto di agricoltura intensiva, deforestazione e degrado dei terreni sulla capacità degli ecosistemi di trattenere carbonio nel lungo periodo.
La mappa del sottosuolo
È anche per questo che la mappa globale delle micorrize assume un ruolo sempre più centrale. Il progetto SPUN (Society for the Protection of Underground Networks), co-fondato da Kiers, punta a ricostruire per la prima volta la distribuzione mondiale di queste reti sotterranee, offrendo dati utili per capire dove sono più diffuse e quali aree risultano oggi più esposte al degrado ambientale. I primi risultati indicano che molte zone ad alta biodiversità fungina non rientrano nelle attuali aree protette, suggerendo che le strategie di conservazione, finora concentrate soprattutto sulla superficie, potrebbero dover includere in modo più sistematico anche il suolo.

Un cambio di prospettiva sugli ecosistemi
Il lavoro di Kiers ha contribuito a spostare l’attenzione scientifica dal singolo organismo alle reti di interdipendenza che sostengono gli ecosistemi. Foreste, praterie e terreni agricoli non funzionano come entità isolate, ma come sistemi complessi in cui il sottosuolo svolge un ruolo strutturale. È anche questo cambio di paradigma ad aver convinto la giuria del Tyler Prize: non solo una scoperta specifica, ma un modo diverso di leggere il funzionamento della biosfera.
Un segnale politico oltre che scientifico
Il riconoscimento arriva in un momento in cui la scienza del suolo sta assumendo un peso crescente nelle politiche ambientali. La crisi climatica non si gioca soltanto nell’atmosfera o negli oceani, ma anche in quello strato sottile e fragile che sostiene la produzione alimentare e la stabilità degli ecosistemi terrestri. Portare alla luce ciò che accade sotto i nostri piedi significa ampliare lo sguardo sulla transizione ecologica: meno spettacolare delle grandi infrastrutture energetiche, ma altrettanto decisivo.


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