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lunedì, Febbraio 9, 2026

Anche i pesci sbagliano “pacco” (come gli esseri umani)
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La fallacia cognitiva del paradosso di Monty Hall osservata anche nei pesci: lo studio dell’Università di Padova apre nuovi scenari sull’evoluzione della mente

Non sono solo gli esseri umani a cadere nei tranelli della mente. Anche i pesci, sorprendentemente, possono commettere gli stessi errori di ragionamento quando si trovano di fronte a scelte probabilistiche complesse. È quanto emerge da una ricerca dell’Università di Padova pubblicata sulla rivista scientifica «Cognition», che dimostra come la celebre fallacia cognitiva alla base del paradosso di Monty Hall non sia esclusiva dei primati.

Le fallacie cognitive sono errori sistematici nel modo in cui valutiamo le probabilità e prendiamo decisioni in condizioni di incertezza. Uno degli esempi più noti è proprio il paradosso di Monty Hall, reso popolare da un quiz televisivo: il concorrente deve scegliere una porta su tre, dietro una delle quali si nasconde un premio. Dopo la scelta iniziale, il conduttore apre una porta vuota e offre la possibilità di cambiare decisione. Sebbene il calcolo matematico dimostri che cambiare porta raddoppia le probabilità di vincere, la maggioranza delle persone preferisce restare fedele alla prima scelta, commettendo un errore di valutazione.

Finora gli studi sugli animali avevano restituito risultati contrastanti. I macachi, come gli esseri umani, faticano a individuare la strategia ottimale, mentre i piccioni sembrano apprendere rapidamente la convenienza del cambio di scelta. Questo aveva portato molti ricercatori a ipotizzare che tali fallacie fossero legate ai sistemi neuro-cognitivi più complessi dei primati.

La ricerca padovana, invece, ribalta questa interpretazione. Il team composto da Christian Agrillo e Alessandra Pecunioso del Dipartimento di Psicologia Generale ha sottoposto alcuni esemplari di pesce fantasma (Kryptopterus bicirrhis) a una versione computerizzata del gioco di Monty Hall. I risultati sono stati sorprendenti: i pesci hanno mostrato la stessa tendenza osservata negli umani e nei macachi, preferendo mantenere la scelta iniziale anziché optare per l’alternativa statisticamente più vantaggiosa.

Ancora più significativo è il fatto che questa preferenza persista anche dopo oltre 200 prove, nonostante l’esperienza dimostri chiaramente che il premio viene ottenuto più spesso cambiando scelta. Un comportamento che suggerisce una difficoltà strutturale nel comprendere e utilizzare correttamente le probabilità condizionate.

«Negli esseri umani l’errore non dipende solo dal calcolo errato delle probabilità, ma anche da fattori emotivi», spiega il professor Christian Agrillo, corresponding author dello studio. «Molte persone evitano di cambiare scelta per paura di provare una sensazione di “perdita” se il cambio si rivela sbagliato. Inoltre, la prima decisione dà spesso l’illusione di avere maggiore controllo sulla situazione. Nei pesci non possiamo escludere del tutto componenti emotive, ma riteniamo più plausibile che il problema risieda nella difficoltà di stimare eventi di probabilità condizionata».

Secondo la ricercatrice Alessandra Pecunioso, lo studio apre prospettive affascinanti sull’evoluzione dei processi cognitivi: «Non è la prima volta che animali molto distanti da noi dal punto di vista filogenetico mostrano convergenze nei meccanismi percettivi e decisionali. Il fatto che un pesce compia scelte sub-ottimali nel gioco di Monty Hall suggerisce che le fallacie di ragionamento possano emergere anche con organizzazioni neurali profondamente diverse dalla nostra, persino in specie prive di corteccia cerebrale».

La scoperta rafforza l’idea che alcuni limiti cognitivi non siano semplici “difetti” della mente umana, ma il risultato di vincoli evolutivi condivisi. In altre parole, sbagliare scelta davanti a una porta – o a un “pacco” – potrebbe essere un tratto più antico e universale di quanto si pensasse.

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