Le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 non sono solo una vetrina sportiva globale, sono anche uno dei più grandi interventi infrastrutturali mai realizzati nelle Alpi italiane. E proprio qui nasce la contraddizione centrale: mentre il Comitato organizzatore parla di “Giochi sostenibili”, sul territorio si moltiplicano cantieri, opere permanenti e prelievi di risorse naturali.
Secondo il monitoraggio indipendente di Open Olympics, le opere legate ai Giochi sono attualmente 98, per un valore complessivo di 3,54 miliardi di euro, che salgono a circa 6 miliardi considerando anche organizzazione e infrastrutture indirettamente collegate. Solo il 13% dei fondi riguarda direttamente gli impianti sportivi. Il restante 87% è destinato a strade, ferrovie e grandi opere di contorno. Un dato che sposta il baricentro dell’evento: più che un’Olimpiade, Milano-Cortina appare sempre più come un grande programma infrastrutturale celato da manifestazione sportiva.

L’acqua per la neve artificiale
Uno dei nodi più critici riguarda l’innevamento artificiale. A Cortina d’Ampezzo, i nuovi impianti potranno prelevare fino a 98 litri d’acqua al secondo dal torrente Boite per alimentare i cannoni da neve. In un contesto di crisi climatica, con inverni sempre più caldi e precipitazioni irregolari, la dipendenza dalla neve artificiale solleva interrogativi ambientali ed energetici. La produzione di neve tecnica non è neutrale: richiede grandi quantità di acqua, energia elettrica e infrastrutture permanenti, con effetti diretti sugli ecosistemi montani. Il paradosso è evidente: si investe per garantire neve in un’epoca in cui la neve naturale sta diventando sempre più rara.
Il tema della “legacy”
Uno dei concetti più utilizzati nel linguaggio ufficiale dei grandi eventi sportivi è quello della “legacy”, l’eredità che le Olimpiadi dovrebbero lasciare ai territori. Ma che tipo di eredità si sta costruendo sulle Alpi? Strade più larghe, nuove gallerie, varianti ferroviarie e infrastrutture logistiche possono migliorare l’accessibilità, ma comportano anche consumo di suolo, frammentazione degli habitat e pressione turistica aggiuntiva su aree già fragili.
Secondo CIPRA Italia (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi), la vera sfida non è costruire di più, ma costruire meglio: riducendo l’impatto ambientale, evitando opere ridondanti e pianificando interventi realmente utili alle comunità locali nel lungo periodo
Trasparenza e governance
Un altro punto critico riguarda la trasparenza dei dati. CIPRA segnala come per molte opere manchino ancora informazioni complete su costi, finanziamenti, cronoprogrammi e valutazioni ambientali. In un Paese con un alto debito pubblico, la gestione di miliardi di euro di fondi per un evento temporaneo richiede controlli rigorosi, accesso pubblico ai dati e monitoraggi indipendenti. Senza questi strumenti, la retorica della sostenibilità rischia di rimanere uno slogan più che un obiettivo misurabile.
Oltre lo spettacolo
Le Olimpiadi sono per definizione spettacolo, immagine, racconto globale. Ma fuori dalle cerimonie di apertura e dai podi, esiste un’altra dimensione: quella dei territori che ospitano l’evento. E le Alpi non sono una scenografia. Sono ecosistemi complessi, abitati, già messi sotto pressione dal cambiamento climatico e dal turismo di massa. Se Milano-Cortina 2026 vuole davvero essere ricordata come un’Olimpiade sostenibile, la vera partita non si giocherà sugli spalti, ma nei cantieri, nei piani di gestione e nelle scelte politiche che verranno fatte oggi.
Perché le medaglie durano una stagione ma le trasformazioni del territorio, molto più a lungo.


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