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venerdì, Marzo 6, 2026

Gonzaga, 8.500 abitanti e 60 mila animali: quando i maxi allevamenti diventano intoccabili
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La striscia

Elena Livia Pennacchioni
Elena Livia Pennacchioni
Vedo il mondo da 1 metro e 60, l'altezza al garrese del mio Attila. Sono l'addetta stampa della biodiversità, romana di nascita e veronese d'adozione, ma con il cuore ha in Umbria. Scrivo di animali, piante e qualche volta di come l'uomo riesce a salvarli!

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A Gonzaga, poco più di 8.500 abitanti, risultano allevati quasi 60 mila bovini e suini. Un rapporto che supera di più di sette volte la popolazione residente e che ha spinto l’amministrazione comunale a intervenire.

E c’è una vicenda di cronaca politica che meglio di altre, racconta il paradosso di questo territorio. Lo scorso novembre il Consiglio comunale ha approvato un regolamento per salvaguardare il paesaggio rurale e limitare nuovi allevamenti intensivi e ampliamenti di quelli esistenti, introducendo criteri più restrittivi rispetto al quadro vigente. La misura ha però innescato una battaglia giuridica e politica. A fine febbraio Coldiretti Mantova ha presentato ricorso al TAR Lombardia, sezione di Brescia, chiedendo l’annullamento della delibera e della variante al Piano di Governo del Territorio, ritenute illegittime e penalizzanti per il comparto. Anche Confagricoltura Mantova ha annunciato un proprio ricorso, sostenendo che il Comune avrebbe superato le proprie competenze urbanistiche introducendo vincoli non previsti dalla normativa di settore.

E qui si apre però una contraddizione che merita di essere evidenziata. Le stesse organizzazioni che da anni promuovono campagne sul valore dell’agricoltura come presidio del territorio e custodia del paesaggio, oggi impugnano un regolamento che prova a contenere concentrazioni industriali di animali d’allevamento che attualmente, sono sette volte superiori alla popolazione residente. Da un lato la retorica dell’agricoltore come garante dell’equilibrio ambientale; dall’altro la difesa di modelli produttivi ad altissima densità, con migliaia di capi concentrati in pochi capannoni.

Il punto non è negare il peso economico della zootecnia, ma interrogarsi su quale agricoltura si stia difendendo. Perché la tutela indistinta degli allevamenti intensivi rischia di favorire le grandi concentrazioni industriali, quelle con maggiore capacità di investimento e contenzioso, a scapito di un’agricoltura integrata con l’ambiente, più diffusa e meno impattante. Il rischio è che, nel nome della difesa dell’agricoltura, si finisca per accelerarne volontariamente la trasformazione in industria agro-zootecnica.

Resta poi sullo sfondo il tema del benessere animale. Le normative europee fissano standard minimi su spazi e condizioni sanitarie, ma quando le concentrazioni raggiungono numeri così elevati il dibattito si riaccende: densità e cicli produttivi intensivi, pur nel rispetto formale delle regole, pongono interrogativi sulla sostenibilità complessiva del modello.

Ora però, la decisione sul destino degli allevamenti intensivi della filiera padana, spetta al TAR. Se il ricorso sarà accolto, il tentativo di porre un limite locale verrà annullato. In caso contrario, Gonzaga potrebbe diventare un precedente per altri Comuni ad alta densità zootecnica. Resta il dato di partenza: 8.500 abitanti, quasi 60 mila animali allevati. E una domanda che va oltre il ricorso: quale modello di agricoltura si sta davvero difendendo?

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