Gli eventi meteorologici estremi non sono più fenomeni sporadici, ma una componente crescente della nostra quotidianità, con impatti tangibili su economia, società e territori.
È quanto emerge dal report “Come sta l’Italia? Analisi degli eventi meteorologici fuori dall’ordinario 2024/2025”, basato sull’European Extreme Events Climate Index (E3CI), sviluppato grazie a un progetto finanziato dalla Fondazione IFAB con la collaborazione della Fondazione CMCC, Leithà UnipolSai e distribuito da Hypermeteo e Radarmeteo.
Negli ultimi decenni, ondate di calore, alluvioni, incendi e siccità hanno assunto manifestazioni sempre più frequenti e diversificate, rendendo i dati uno strumento essenziale per comprendere il presente e costruire strategie informate per il futuro.
Un’Italia sempre più esposta agli eventi meteorologici estremi
L’analisi dell’E3CI evidenzia un aumento netto dei mesi colpiti da eventi meteorologici estremi in Italia: dopo una fase relativamente stabile tra il 1980 e il 2010, si registra un incremento significativo a partire dal 2010.
Questa tendenza si inserisce in un contesto europeo caratterizzato da anomalie termiche sempre più frequenti: la temperatura media del continente, nel periodo settembre 2024 – agosto 2025, è stata 1,16°C superiore alla media 1991-2020 e l’estate 2025 è risultata tra le più calde mai registrate.
Secondo il report, gli eventi estremi “sono in aumento, impattando in modi sempre più significativi ed eterogenei le nostre vite”, rendendo urgente l’adozione di politiche basate su strumenti affidabili di analisi.
Dieci anni di eventi straordinari
Negli ultimi decenni l’Italia sta sperimentando un aumento significativo delle temperature e della frequenza degli eventi meteorologici estremi.
Il riscaldamento medio globale ha ormai superato di gran lunga 1°C rispetto ai livelli preindustriali e l’Europa si conferma il continente che si riscalda più rapidamente, a una velocità doppia rispetto alla media mondiale.
I dati mostrano che, dopo una fase relativamente stabile tra il 1980 e il 2010, il numero di eventi estremi nel Paese ha registrato una crescita netta, con i mesi colpiti passati da circa 30-31 negli anni ’80-’90 a 69 nel periodo 2021-2025.
Particolarmente evidente è l’aumento delle ondate di calore. I mesi caratterizzati da caldo eccezionale sono saliti dal 13% nel decennio 2001-2010 al 38% nel 2011-2020, fino a raggiungere il 53% nei primi anni dell’attuale decennio, pari a circa sei mesi e mezzo all’anno.
Parallelamente, diminuiscono gli episodi di freddo estremo. I mesi interessati dal gelo sono scesi dal 7% al 2%, e nell’ultimo anno analizzato undici mesi su dodici non hanno registrato anomalie fredde.
Anche altri indicatori climatici confermano il trend: le precipitazioni estreme sono aumentate dal 3% al 12% dei mesi tra i primi due decenni del secolo, i venti estremi hanno raggiunto il 10%, mentre gli incendi hanno registrato un incremento fino al 14% nel periodo 2021-2025.
Nel complesso, il quadro che emerge evidenzia un Paese sempre più esposto a fenomeni climatici intensi e ricorrenti, con impatti potenzialmente rilevanti sull’ambiente, sull’economia e sulla sicurezza dei territori.
Il 2024-2025: un anno di meteo “fuori dall’ordinario”
L’analisi prende in esame l’ultimo anno idrologico (settembre 2024 – agosto 2025), analizzando sette variabili climatiche — dalle temperature estreme ai venti, dalle precipitazioni agli incendi — per offrire una fotografia completa della situazione italiana, su base mesile e regionale.
Tra i segnali più rilevanti ci sono sette mesi hanno registrato temperature massime superiori ai valori climatologici, con il picco nel giugno 2025, che ha segnato l’anomalia più significativa.
Parallelamente, si osserva una diminuzione delle ondate di freddo estremo, confermando una tendenza ormai consolidata: il caldo aumenta mentre il freddo diminuisce.
Nel complesso, gli eventi meteorologici risultano non solo più intensi e frequenti, ma anche caratterizzati da variazioni sempre più rapide, segno di un cambiamento climatico ormai tangibile nella vita quotidiana.
Un indice per anticipare i rischi e guidare le decisioni
L’Indice E3CI nasce per monitorare, analizzare e quantificare l’andamento degli eventi meteorologici estremi in Europa attraverso l’analisi di 7 indicatori: temperature massime estreme, temperature minime estreme, precipitazioni estreme, vento estremo, siccità, grandine e incendi. L’obiettivo è osservare l’andamento di questi indicatori per evidenziare l’evoluzione, in termini di frequenza e intensità, degli eventi estremi negli anni grazie al confronto con uno storico di riferimento.
I dati storici sui quali si regola l’azione dell’Index sono costituiti da un database chiamato “ERA5”, di proprietà del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF), e che accumula informazioni dal 1940.
I dati utilizzati permettono all’E3CI di restituire informazioni su scala mensile in termini di anomalia rispetto alla media storica, grazie alle quali è possibile effettuare analisi a ritroso su specifici territori, evidenziando le aree soggette a maggiore stress climatico.
Attraverso i dati raccolti mensilmente dall’E3CI, viene annualmente elaborato un report con focus sull’Italia.
Il clima interconnesso all’economia e ai consumi
Le analisi mostrano che gli eventi estremi tendono ad amplificare l’instabilità dei prezzi, generando oscillazioni più ampie e persistenti in un sistema già sotto pressione per fattori energetici e geopolitici.
In particolare, categorie come frutta e verdura — maggiormente esposte agli eventi atmosferici — registrano una volatilità più elevata, con picchi dei prezzi che spesso si manifestano in corrispondenza o subito dopo fasi di stress climatico.
L’impatto non è immediato: gli effetti degli shock climatici tendono a emergere dopo alcuni mesi, in linea con i tempi della filiera agricola, ma possono diventare più intensi quando vengono superate determinate soglie di criticità.
Nel complesso, il report evidenzia quindi l’esistenza di un legame tra condizioni meteorologiche estreme e inflazione alimentare, suggerendo che il monitoraggio delle anomalie climatiche possa aiutare istituzioni e decisori a prevedere tensioni sull’offerta e ad attenuarne l’impatto sui prezzi al consumo.
L’indice nasce per aumentare la consapevolezza sulla dinamica e rapida evoluzione degli eventi estremi grazie alla loro analisi, quantificazione e monitoraggio.
Si possono considerare diverse tipologie di eventi estremi, che fanno riferimento a specifiche dinamiche climatiche.
Grazie all’analisi delle sette dinamiche monitorate dall’E3CI, è possibile aumentare la consapevolezza nei confronti del cambiamento climatico in atto e attuare strategie più informate di mitigazione e adattamento agli eventi estremi e ai loro impatti.

