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domenica, Maggio 17, 2026

Dieci lupi morti avvelenati nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise
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Il WWF parla di grave crimine ambientale e denuncia una pericolosa deriva: pronti a costituirsi parte civile, mentre il declassamento della protezione del lupo rischia di aumentare il bracconaggio.

La striscia

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Il WWF Italia esprime profonda e crescente preoccupazione per la notizia del rinvenimento di cinque lupi morti ad Alfedena, nell’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, che si aggiungono ad altri cinque esemplari trovati senza vita nei giorni scorsi a Pescasseroli, nel cuore dell’area protetta.  

Secondo i primi accertamenti, l’ipotesi più accreditata è quella dell’avvelenamento, un crimine che non risparmia nessuna specie.

Il veleno resta uno degli atti criminali più vigliacchi, in quanto colpisce indiscriminatamente specie selvatiche, animali domestici e potenzialmente anche gli esseri umani.  

Atti criminali nei confronti degli animali selvatici

​Il WWF Italia sottolinea con forza che nessun conflitto con le attività umane e nessun danno economico possono giustificare simili atti criminali.

Il lupo rappresenta un patrimonio indiscusso della biodiversità italiana e svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento degli equilibri naturali.

Colpirlo in una delle aree simbolo della sua conservazione significa non solo uccidere animali protetti, ma persino compromettere la salute degli ecosistemi e cancellare decenni di impegno nella tutela della natura. 

Clima d’odio preoccupante

Questo episodio si inserisce in un quadro sempre più preoccupante.

L’uccisione di questi dieci lupi segue di pochi giorni altri gravissimi episodi avvenuti in Toscana, dove due esemplari sono stati uccisi e mutilati. Una sequenza che evidenzia una deriva criminale sempre più dilagante sul territorio nazionale. 

Questo clima di odio nei confronti del lupo è alimentato anche da decisioni politiche che ne indeboliscono la tutela, a partire dal recente declassamento del suo stato di protezione.

Una scelta che, come più volte evidenziato, non contribuirà a ridurre la mortalità illegale, ma rischia al contrario di legittimare comportamenti illegali e incentivare il bracconaggio, come drammaticamente confermato dagli eventi di queste settimane. 

In attesa dei risultati definitivi delle necroscopie affidate all’IZS di Abruzzo e Molise, il WWF chiede il massimo impegno per l’individuazione dei responsabili. Le indagini sono coordinate dalla Procura della Repubblica di Sulmona. In caso di auspicato rinvio a giudizio, il WWF si riserva di costituirsi parte civile nel processo per questo gravissimo crimine di natura. 

È oggi necessario un intervento immediato e deciso, che miri a rafforzare i controlli sul territorio, intensificare le attività investigative e garantire che i responsabili vengano individuati e perseguiti. Allo stesso tempo, è fondamentale investire nella prevenzione dei conflitti e nel sostegno alle comunità locali, promuovendo una convivenza possibile e sostenibile tra uomo e grandi carnivori. 

In un Paese civile non è accettabile assistere a episodi simili. Difendere il lupo oggi non significa solo proteggere una specie, ma equivale a difendere la legalità, la sicurezza dei territori e il futuro della biodiversità nel nostro Paese. 

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