Oggi, mercoledì 22 aprile 2026, è la Giornata mondiale della Terra, per riflettere su “Our power, our planet”, il nostro “potere”.
La 56esima edizione dell’Earth Day chiede di affrontare le criticità della crisi climatica per cogliere le opportunità di un futuro a zero emissioni di carbonio.
I dati dell’Osservatorio Waste Watcher International avvertono che il “paradosso green” è dietro l’angolo.
Sprechiamo infatti con maggiore frequenza i cibi più sostenibili, frutta fresca verdure e insalate che sono il pilastro della dieta mediterranea: settimanalmente, la hit dei cibi più sprecati conta 22,2 grammi di frutta, 20,6 grammi di verdure, 19,6 grammi di aglio e cipolle e 18,8 grammi di verdure, come confermato dal Rapporto “Il caso Italia”.
Le principali conseguenze
Le conseguenze sono piuttosto significative, in termini di impatto ambientale.
Su scala annua, e per l’intera popolazione italiana, la somma di questo spreco “vale” 103.734 Km2 di suolo utilizzato per coltivarli, pari all’intera superficie dell’Islanda. Sprecando quel cibo abbiamo quindi consumato le risorse di una superficie equivalente dell’Islanda.
Mentre in termini di emissioni lo spreco ammonta a 162.085 t CO2 eq, ovvero le emissioni annuali di circa 80.000 auto: per neutralizzarle servirebbero 7 milioni di alberi.
Spreco dell’acqua
E sul piano dello spreco idrico l’impatto è di 22.397.200 metri cubi d’acqua, ovvero – per visualizzare questa imponente massa d’acqua – più della metà del bacino del Lago di Nemi, corrispondente a 9.000 piscine oppure ai consumi annui di 300.000 persone.
L’intera filiera italiana legata allo spreco alimentare domestico stima 554 grammi di cibo gettato pro capite ogni settimana – ben 79,14 grammi che ciascuno di noi spreca ogni giorno – per un costo globale di 7 miliardi e 363 milioni (i’indagine CAWI, promossa da Spreco Zero con l’Università di Bologna – Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari e Last Minute Market su monitoraggio Ipsos – Doxa).
Sottolinea Luca Falasconi, coordinatore del Rapporto “Il caso Italia” 2026: «i dati Waste Watcher evidenziano un paradosso da monitorare con attenzione, perchè il tema è ambientale, ma anche sociale ed economico. Sprecare meno permette di liberare risorse, protegge il reddito familiare, sostiene l’ambiente e valorizza il cibo acquistato. Vale a maggior ragione per lo spreco del cibo che meglio rappresenta la dieta mediterranea, quindi lo stile alimentare più salutare per noi e per il pianeta: frutta, verdure e insalata. La sfida è aumentare la sensibilità, trasformarla in abitudini automatiche e strumenti semplici, pianificare meglio e dare priorità ai prodotti deperibili. In questo percorso anche strumenti concreti come l’App Sprecometro possono offrire un supporto importante ai consumatori, aiutandoli a monitorare le proprie abitudini, a prevenire gli sprechi domestici e a tradurre la consapevolezza in comportamenti quotidiani più sostenibili. Una transizione culturale fatta di impegno quotidiano, in direzione degli obiettivi dell’Agenda 2030».

