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lunedì, Maggio 18, 2026

Risorsa mare, approvato DDL ma la tutela ambientale resta debole
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WWF: passo avanti parziale, senza una vera visione di sostenibilità il mare rischia di pagare il conto.

La striscia

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La Camera dei deputati ha approvato oggi il Disegno di Legge sulla Valorizzazione della risorsa mare, con 149 voti favorevoli, 63 astenuti e 32 contrari.

Un via libera arrivato al termine di un iter rapido e senza modifiche sostanziali: nel secondo passaggio parlamentare, infatti, non è stato approvato alcun emendamento, a conferma della volontà del Governo di chiudere velocemente il provvedimento.

Il DDL interviene su numerosi ambiti del settore marittimo – dal trattamento economico del personale di bordo alla regolamentazione del diporto nautico, fino alle attività subacquee ricreative – ma presenta, secondo il WWF, una preoccupante carenza di riferimenti strutturali alla sostenibilità ambientale, elemento imprescindibile per una reale e duratura valorizzazione del mare.

«Il cambiamento climatico, l’inquinamento e lo sfruttamento eccessivo delle risorse stanno mettendo sotto pressione il mare Mediterraneo rendendolo sempre più fragile – sottolinea Giulia Prato, responsabile Mare del WWF Italia –. Ogni legge che riguarda il mare dovrebbe partire da questo dato di realtà».

Ancoraggi e Posidonia: recepita solo in parte una proposta del WWF

Nel corso dell’esame al Senato, il WWF aveva presentato alcune proposte emendative per rafforzare la tutela ambientale del disegno di legge, in particolare in relazione agli impatti della navigazione.

Nel testo finale è stata accolta solo parzialmente una proposta relativa alla limitazione dei danni causati dagli ancoraggi agli habitat marini sensibili, in particolare alle praterie di Posidonia oceanica.

La norma approvata stabilisce che l’ancoraggio delle imbarcazioni non debba arrecare pregiudizio alla conservazione dell’ambiente marino e costiero né causare distruzione, deterioramento, alterazione o frammentazione di habitat sensibili o protetti, con esplicito riferimento alla Posidonia.

«Il danno provocato dagli ancoraggi tradizionali sulle praterie di Posidonia è ampiamente documentato dalla letteratura scientifica – evidenzia Giulia Prato, responsabile Mare del WWF Italia –. Se l’obiettivo è davvero evitarne il deterioramento, occorre riconoscere che nessun ancoraggio convenzionale è compatibile con questi habitat».

Come emerso anche durante l’iter parlamentare, la disposizione introdotta necessita di ulteriori strumenti per garantire una tutela concreta ed efficace. 

In particolare, il WWF segnala la necessità di mappature ufficiali e vincolanti degli habitat sensibili, aggiornate e accessibili a tutti gli operatori. A questo proposito, ISPRA è in fase avanzata di completamento della mappatura delle praterie di Posidonia lungo le coste italiane: un patrimonio informativo che deve essere messo a disposizione dell’intero settore marittimo.

Inoltre, servono un regime sanzionatorio specifico e proporzionato, accompagnato da obblighi di ripristino ambientale, in linea con il principio europeo del “chi inquina paga”; un migliore coordinamento istituzionale tra Stato, Regioni ed enti territoriali per garantire un’applicazione uniforme delle norme, valorizzando il ruolo delle Capitanerie di porto e delle Aree Marine Protette anche attraverso linee guida nazionali vincolanti;

E, infine, l’incentivazione di sistemi di ancoraggio sostenibile (eco-mooring), capaci di coniugare fruizione turistica e tutela degli habitat marini di maggior pregio.

Aree Marine Protette: attenzione alla neutralità istituzionale

Il WWF esprime infine perplessità sulla riforma delle Commissioni di riserva delle Aree Marine Protette, che prevede l’inclusione di rappresentanti della pesca professionale e ricreativa.

Pur promuovendo modelli di cogestione nella definizione delle misure di gestione della pesca, l’Associazione ritiene non appropriato il riferimento esplicito a singole associazioni di categoria, ribadendo l’importanza del principio di neutralità istituzionale nella formulazione dei testi legislativi.

«Valorizzare il mare significa prima di tutto proteggerlo – conclude Giulia Prato–. Senza una visione ambientale forte e coerente, anche le migliori intenzioni rischiano di tradursi in un’occasione mancata».

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