Vent’anni di ricerca per capire come stanno cambiando le Alpi e quali effetti stanno avendo clima e attività umane sugli ecosistemi montani.
Il Parco Nazionale Gran Paradiso celebra nel 2026 il ventennale del progetto di monitoraggio della biodiversità alpina con una serie di eventi estivi, incontri scientifici, laboratori, attività sul campo e spettacoli divulgativi tra Piemonte e Valle d’Aosta.
L’iniziativa si inserisce nella rassegna “Natura in Evoluzione”, promossa dal Parco insieme all’Associazione BioMA, con l’obiettivo di raccontare al pubblico come nasce la ricerca scientifica sulla biodiversità e perché oggi sia fondamentale per la tutela degli ecosistemi.
Dalle analisi genetiche sugli stambecchi allo studio di farfalle, cavallette e altri insetti “sentinella”, fino all’utilizzo di sensori e nuove tecnologie per osservare fenomeni invisibili all’occhio umano, il programma punta a rendere accessibile il lavoro quotidiano di ricercatori, guardiaparco e naturalisti.
Il cuore del progetto è il Monitoraggio della Biodiversità Animale in Ambiente Alpino (MBAA), avviato nel 2006 per raccogliere dati scientifici comparabili nel tempo e nello spazio e comprendere come stanno evolvendo gli ecosistemi di alta quota. Gli ambienti alpini, infatti, sono considerati tra i più vulnerabili ai cambiamenti climatici: qui vivono specie altamente specializzate e spesso isolate, particolarmente sensibili alle variazioni di temperatura e habitat.
Nel corso degli anni il monitoraggio si è esteso a una rete di sei aree protette alpine italiane, coinvolgendo, oltre al Gran Paradiso, anche i parchi delle Alpi Cozie, dell’Ossola, delle Dolomiti Bellunesi, dello Stelvio e della Val Grande.
Le ricerche hanno prodotto risultati significativi. In particolare, il monitoraggio delle farfalle ha evidenziato la progressiva risalita verso quote più elevate di specie tipiche delle aree montane inferiori, mentre diminuiscono le specie più specializzate e legate agli habitat freddi d’alta quota. Un fenomeno che gli studiosi collegano direttamente agli effetti del cambiamento climatico.
Parallelamente, gli esperti osservano una crescente “omogeneizzazione” degli ecosistemi alpini: le differenze biologiche tra le diverse quote tendono lentamente a ridursi, con il rischio di una perdita della ricchezza ecologica tipica degli ambienti montani.
Secondo il Parco, il valore del progetto sta soprattutto nella continuità del monitoraggio: raccogliere dati per decenni permette infatti di trasformare semplici osservazioni naturalistiche in strumenti concreti per prevedere cambiamenti futuri, pianificare strategie di conservazione e valutare l’efficacia delle azioni di tutela.
Gli appuntamenti di “Natura in Evoluzione” coinvolgeranno ricercatori, divulgatori scientifici e artisti, tra cui Telmo Pievani, offrendo al pubblico un’occasione per avvicinarsi ai temi della biodiversità e comprendere perché la salute delle montagne sia strettamente legata anche al futuro delle comunità umane.

