l primo Jova Beach Party è arrivato sulle spiagge italiane nel 2019, ma il declino del Anarhynchus alexandrinus, il piccolo trampoliere noto come fratino, era iniziato molto prima. Turismo balneare, urbanizzazione costiera, erosione delle dune, pulizia meccanica delle spiagge e disturbo umano stanno mettendo sempre più a rischio una delle specie simbolo degli ecosistemi costieri mediterranei.
Per cercare di invertire questa tendenza nasce il progetto LIFE24-NAT-IT-ALEXANDRO, che punta a contrastare il declino del fratino lungo le coste italiane e croate attraverso interventi di tutela in 57 siti della rete Natura 2000, distribuiti in dieci regioni italiane e una croata, per oltre 500 chilometri di litorale e circa 2.400 chilometri quadrati di aree coinvolte.
Il fratino è considerato una vera e propria “specie sentinella” degli ambienti costieri.
Vive e nidifica infatti su spiagge sabbiose e ghiaiose, spesso in prossimità di dune e zone umide retrodunali, habitat oggi sempre più frammentati e artificializzati. La diminuzione della specie riflette quindi direttamente il degrado delle coste mediterranee.
Secondo i dati riportati dal progetto, la popolazione europea del fratino è in costante diminuzione dagli anni Ottanta. In Italia si è passati da circa 1.500-2.000 coppie riproduttive stimate nei primi anni Duemila a circa 500 coppie attuali. Il problema principale è il bassissimo successo riproduttivo: in alcune aree italiane si registra una perdita tra il 50% e il 90% di uova e pulcini.
Le principali minacce sono legate alla presenza umana sulle spiagge durante il periodo riproduttivo, che va dalla primavera all’estate. Il calpestio nelle aree dunali, la presenza di cani lasciati liberi, la pulizia meccanica degli arenili e il disturbo continuo compromettono la sopravvivenza dei nidi, spesso invisibili perché costruiti direttamente sulla sabbia.
Anche i rifiuti marini rappresentano un problema crescente. Plastiche, lenze e ami possono ferire o intrappolare gli animali, mentre la semplificazione degli habitat favorisce la presenza di predatori opportunisti come gabbiani, corvidi, volpi e ratti.
Il progetto LIFE Alexandro non potrà intervenire direttamente sull’erosione costiera, fenomeno legato a dinamiche ambientali e infrastrutture antropiche difficili da modificare nel breve periodo, ma mira a creare condizioni favorevoli alla ripresa della specie aumentando il successo di schiusa e di involo dei piccoli.
Le azioni previste includono la realizzazione di aree protette temporanee sulle spiagge, delimitate con recinzioni a basso impatto paesaggistico per tutelare nidi, pulcini e habitat dunali. Parallelamente il progetto lavorerà con Comuni, parchi e amministrazioni locali per promuovere buone pratiche di gestione delle spiagge attraverso i cosiddetti “Patti per il Fratino”.
Grande attenzione sarà dedicata anche alla sensibilizzazione dei proprietari di cani, considerati tra le principali fonti di disturbo durante la stagione riproduttiva. Il progetto punta infatti a contrastare comportamenti ritenuti dannosi più che il randagismo vero e proprio, attraverso campagne informative e webinar rivolti al pubblico.
Sul fronte scientifico, il LIFE Alexandro prevede monitoraggi intensivi delle popolazioni nidificanti e svernanti, attività di inanellamento e tracciamento GPS fino a 90 individui per studiare gli spostamenti, le aree di alimentazione e i siti di svernamento. Alcuni fratini italiani, infatti, trascorrono l’inverno lungo le coste africane del Marocco e della Mauritania, mentre altri si spostano semplicemente tra diverse regioni italiane.
Il progetto analizzerà anche la dieta della specie tramite tecniche genetiche di DNA barcoding, raccogliendo campioni biologici da adulti e pulcini per comprendere meglio le risorse alimentari necessarie alla sopravvivenza del fratino.
Secondo gli esperti, non sono invece previsti interventi di reintroduzione o ripopolamento artificiale. La priorità resta ridurre le cause umane del fallimento riproduttivo e proteggere gli habitat naturali della specie.
Il LIFE Alexandro collaborerà inoltre con il Comitato Nazionale per la Conservazione del Fratino, nato nel 2013 per coordinare associazioni, ricercatori e volontari impegnati nella tutela del fratino lungo le coste italiane.
L’obiettivo a lungo termine è fermare il declino di una specie che oggi rappresenta non solo uno degli uccelli più minacciati del Mediterraneo, ma anche un indicatore dello stato di salute delle nostre spiagge.

