Nuove possibili specie marine e habitat mai osservati prima potrebbero emergere dalle profondità dell’Artico grazie alla Deep Arctic Expedition, la recente spedizione scientifica di Greenpeace conclusa dopo un mese di esplorazioni nei fondali dell’Artico norvegese.
In occasione della Giornata Mondiale degli Oceani, lunedì 8 giugno, Greenpeace ha diffuso i primi risultati della missione, che ha coinvolto ricercatrici e ricercatori internazionali nello studio di monti sottomarini e sorgenti idrotermali situati a migliaia di metri sotto la superficie del mare. Si tratta di ecosistemi tra i più antichi, fragili e meno conosciuti del pianeta, oggi considerati particolarmente vulnerabili alle attività industriali.
Grazie all’utilizzo di un veicolo sottomarino telecomandato (ROV), la spedizione ha effettuato immersioni fino a 3.000 metri di profondità, documentando ambienti mai esplorati in precedenza.
Le immagini ad alta definizione hanno rivelato la presenza di coralli bambù, giardini di spugne e numerose altre forme di vita marina, offrendo nuove informazioni agli scienziati sugli ecosistemi profondi dell’Artico.
«Abbiamo filmato e raccolto campioni da un monte sottomarino senza nome e finora inesplorato», ha spiegato la dottoressa Anne-Nina Lörz della Senckenberg Society for Nature Research. «Molte specie e habitat sono stati ripresi per la prima volta in alta risoluzione, permettendoci di osservare dettagli inediti sul loro comportamento e sulle interazioni ecologiche».
Le analisi preliminari indicano la possibile identificazione di diverse specie ancora sconosciute alla scienza, tra cui nuovi anfipodi e almeno tre specie di spugne. I campioni raccolti saranno ora studiati nei laboratori per confermare le scoperte e approfondire la conoscenza della biodiversità degli abissi artici.
L’area interessata dalla spedizione si trova in una regione che il governo norvegese aveva aperto nel 2024 all’estrazione mineraria dei fondali marini. Dopo le proteste di associazioni ambientaliste, comunità scientifica, pescatori e partiti ecologisti, Oslo ha però sospeso tali attività almeno fino al 2029.
Proprio per richiamare l’attenzione sui rischi del deep-sea mining, gli attivisti di Greenpeace hanno calato un grande striscione a 2.300 metri di profondità con la scritta “Listen to the science!” (“Ascoltate la scienza!”), mentre le immersioni del ROV sono state trasmesse in diretta streaming.
Secondo Greenpeace, i risultati della spedizione confermano l’urgenza di proteggere questi ecosistemi prima che attività estrattive possano comprometterli irreversibilmente. «Le immagini raccolte mostrano habitat straordinariamente ricchi di vita e di potenziale valore scientifico, che rischiano di essere danneggiati prima ancora di essere studiati adeguatamente», ha dichiarato Alessandro Giannì, responsabile relazioni istituzionali e scientifiche di Greenpeace Italia.
Le nuove evidenze scientifiche potrebbero contribuire all’istituzione di future aree marine protette nell’Artico e rafforzare gli appelli internazionali per una moratoria sull’estrazione mineraria in acque profonde, una delle questioni più dibattute nella conservazione degli oceani.

