Le paludi salmastre, come la Laguna di Venezia, rappresentano tra gli ecosistemi costieri più preziosi del pianeta. Oltre a proteggere le coste dall’erosione, immagazzinano grandi quantità di carbonio e offrono habitat fondamentali per numerose specie animali e vegetali.
Nonostante il loro valore ecologico, questi ambienti stanno subendo un rapido declino a causa delle attività umane e dei cambiamenti climatici. Secondo le stime, a livello globale è già andato perduto tra il 46% e il 50% delle paludi salmastre esistenti, rendendo sempre più urgente individuare strategie efficaci per il loro recupero.
A fare il punto sulle migliori soluzioni di ripristino è uno studio dell’Università di Padova, pubblicato sulla rivista scientifica Global Change Biology. La ricerca ha analizzato gli effetti di diversi interventi di restauro ecologico sulle caratteristiche fisiche, biologiche e funzionali delle paludi salmastre.
«Abbiamo realizzato la prima meta-analisi globale che confronta cinque diverse tipologie di intervento attivo per il ripristino delle paludi salmastre», spiega Serena De Lauretis, ricercatrice del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova e prima autrice dello studio. «I risultati mostrano che gli interventi basati su una singola azione gestionale tendono, nella maggior parte dei casi, a riportare questi ecosistemi verso condizioni simili a quelle naturali. Al contrario, i progetti che combinano contemporaneamente più interventi mostrano spesso una minore efficacia e una maggiore incertezza nei risultati».
Tra gli interventi singoli presi in esame figurano la piantumazione di nuova vegetazione tipica delle barene, il ripascimento dei sedimenti, il ripristino del flusso di marea nelle aree bonificate e la fertilizzazione per favorire la crescita delle piante. Gli interventi definiti “complessi” prevedono invece la combinazione simultanea di due o più di queste azioni all’interno dello stesso progetto di recupero ambientale.
Lo studio evidenzia come il successo delle operazioni di ripristino dipenda fortemente dalle caratteristiche del territorio e dalle condizioni locali. Per questo motivo, i ricercatori sottolineano l’importanza di adottare strategie mirate e basate su evidenze scientifiche, evitando approcci eccessivamente complessi quando non esistono prove chiare della loro efficacia.
I risultati della ricerca offrono indicazioni utili per la gestione e la conservazione delle lagune salmastre, ecosistemi sempre più importanti anche nella lotta ai cambiamenti climatici grazie alla loro capacità di assorbire e immagazzinare anidride carbonica e di proteggere le aree costiere dagli eventi meteorologici estremi.

