I ghiacciai valdostani iniziano la stagione estiva con un bilancio invernale contrastante. Le prime misurazioni effettuate da ARPA Valle d’Aosta evidenziano infatti una significativa diminuzione dell’accumulo nevoso sul ghiacciaio del Timorion, in Valsavarenche, mentre sul ghiacciaio del Rutor, a La Thuile, i valori restano superiori alla media storica ma risultano inferiori rispetto alle ultime tre stagioni invernali.
La campagna di monitoraggio si è conclusa a maggio con i rilievi effettuati sui due principali ghiacciai regionali. L’obiettivo di questa prima fase è quantificare l’accumulo di neve depositato durante l’inverno, un parametro fondamentale per valutare lo stato di salute dei ghiacciai prima dell’inizio della stagione di fusione.
Sul ghiacciaio del Timorion i dati raccolti per l’inverno 2025-2026 mostrano una marcata flessione rispetto allo scorso anno e valori sensibilmente inferiori alla media del periodo 2001-2026. Una situazione che conferma la forte variabilità delle precipitazioni nevose in alta quota e che potrebbe influire sul bilancio glaciale finale.
Diverso il quadro sul ghiacciaio del Rutor, dove gli accumuli nevosi si mantengono al di sopra della media registrata tra il 2005 e il 2026. Tuttavia, anche in questo caso le quantità di neve risultano inferiori rispetto agli ultimi tre inverni, segnalando una tendenza al ridimensionamento delle riserve nivali.
Il bilancio definitivo sarà disponibile soltanto al termine dell’estate, quando verranno misurati anche i processi di fusione della neve e del ghiaccio. Solo allora sarà possibile stabilire se i ghiacciai avranno guadagnato o perso massa nel corso dell’anno.
Tra le novità della campagna 2026 spicca l’utilizzo estensivo della tecnologia LiDAR installata su droni. Il sistema, basato sull’emissione di impulsi laser, consente di creare modelli tridimensionali del terreno con precisione centimetrica. Grazie al confronto tra le superfici rilevate in momenti diversi, i ricercatori possono misurare in modo continuo lo spessore del manto nevoso e ottenere dati molto più dettagliati rispetto alle tradizionali misurazioni puntuali.
L’introduzione di queste tecnologie permette di migliorare la qualità del monitoraggio e di mantenere allo stesso tempo la continuità delle serie storiche raccolte negli ultimi vent’anni, offrendo agli scienziati uno strumento sempre più preciso per comprendere l’evoluzione dei ghiacciai alpini in un contesto segnato dai cambiamenti climatici.

