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In questi giorni si decide il futuro energetico dell’Italia attraverso la Strategia Energetica Nazionale, proposta dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’Ambiente, la cui fase di consultazione è stata prorogata fino al 12 settembre.

Successivamente dovrebbe essere elaborato e pubblicato il testo definitivo. Nella bozza di strategia nazionale presentata a metà giugno, per la prima volta si prende in esame l’uscita dal carbone come fonte di energia elettrica, ma il Governo sembra non aver assunto una posizione netta a favore di una data certa e possibile. Intervengono dunque gli ambientalisti di WWF Italia, Greenpeace e Legambiente in testa, che lanciano l’invito ad aderire alla petizione #MIGLIAIADIVITE, per chiedere al Governo italiano una chiusura definitiva di tutte le centrali a carbone entro il 2025.

La proposta di strategia prevede: uno scenario base, con il mantenimento di 4 centrali su 10, tra cui la centrale di Brindisi, la più inquinante d’Italia; uno intermedio, con la chiusura anche di Brindisi, e uno più avanzato, che prevede la chiusura di tutte le centrali entro il 2030, e non al 2025, come necessario. “Il Governo però – si legge in una nota degli ambientalisti – cerca in qualche modo di disincentivare questo ultimo scenario paventando alti costi e frapponendo ostacoli. Posporre questo passo di 5 anni, far sopravvivere il carbone fino al 2030, costerebbe invece migliaia di vita umane e comporterebbe costi sanitari maggiori dei 2,7, miliardi preventivati per l’abbandono di quel combustibile al 2025. Per non parlare dei costi altissimi per il clima, delle migliaia di ettari di terreni agricoli avvelenati”. In Italia, le 12 centrali a carbone esistenti nel 2013 causavano circa 10 morti premature a settimana e costavano agli italiani ogni anno 1,4 miliardi di euro di spese sanitarie. Oggi, di quelle 12 centrali ne restano operative 8, tra cui le più grandi e inquinanti; gli impatti sono appena ridotti.

 

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