Presidente, in occasione del 17° Rapporto Rifiuti Speciali la parola d’ordine sembra essere stata “economia circolare”, con dei dati molto confortanti sul riciclo.
“La parola d’ordine non può che essere questa, per due ragioni. La prima è che si tratta di un pacchetto di direttive recentemente approvato dall’Unione Europea che indica chiaramente la direzione verso cui andare; la seconda è che anche dal punto di vista della sostenibilità economica e sociale, oltre a quella ambientale, direi che non è c’è altra strada che quella di intraprendere con decisione il percorso verso un’economia green e circolare. Sotto questo aspetto, per quanto riguarda il tema sempre delicato dei rifiuti speciali – ricordo che la produzione dei rifiuti speciali in Italia è costantemente superiore di circa 5 volte a quella dei rifiuti solidi urbani – abbiamo negli ultimi anni fatto dei significativi passi avanti. Possiamo dire a giusta ragione di essere i leader per quello che riguarda il riciclo di questi rifiuti, con una percentuale che si attesta intorno al 65%. Si tratta di una percentuale importante ma il Paese è chiamato a delle sfide ancora più performanti perché abbiamo le capacità e le potenzialità per poter ottenere risultati migliori”.

Peraltro, nessuno in Europa ha dati scientifici sui rifiuti speciali così aggiornati come quelli italiani.
“L’elemento della tempestività è fondamentale per poter poi intraprendere decisioni opportune. Rimarco il fatto che si è trattato di un’operazione che non solo ha coinvolto Ispra, ma ha potuto contare su un coinvolgimento diretto e fattivo delle Agenzie Regionali e provinciali per la protezione dell’Ambiente, e questo ci ha consentito a livello europeo di essere uno degli esempi trainanti. Basti pensare che gli altri Paesi hanno situazioni che risultano aggiornate al 2014. Questo è un dato che deve far riflettere rispetto ai lavori che possiamo guidare a livello comunitario per avere un set di dati sempre più aggiornato”.

Nel flusso del conferimento e dello smaltimento, il settore delle costruzioni e delle demolizioni è quello che incide di più dal punto di vista della quantità dell’apporto di rifiuti speciali. Il mondo delle imprese in che modo può essere aiutato nell’abbattere i conferimenti?
“Non ci sono ricette o soluzioni. Posso dire però che la presentazione di questi dati possa essere utile a tutto il settore delle imprese perché credo che la sfida reale sia quella della prevenzione e del riutilizzo di questi materiali. E’ importante aumentare quella consapevolezza – già presente in larga parte dell’imprenditoria nazionale – che per costruire nuove realizzazioni si può e occorre fare riferimento al materiale riciclato e riciclabile”.

L’Italia è un esportatore di rifiuti speciali, soprattutto in Germania. Ma in questo rapporto le importazioni dalla Germania, dall’Austria e dall’Ungheria aumentano dello 0,9%. Abbiamo impianti adeguati per reggere il peso della necessità di aumento dello smaltimento?
“Il tema dell’autosufficienza dell’impiantistica a livello regionale e nazionale è un tema delicato ma ampiamente affrontabile. Parliamo di 3 milioni di tonnellate che entrano a fronte di 135 milioni di tonnellate di rifiuti che escono. Si tratta quindi di implementare l’impiantistica già esistente ma non farei comunque un dato solo quantitativo: si può innovare secondo le migliori tecnologie sostenibili possibili ma bisogna puntare sulla qualità del riciclo e del riutilizzo. Cioè, occorre creare le condizioni perché il materiale non solo venga recuperato e riutilizzato, ma che questo venga fatto assicurando al materiale che ne esce caratteristiche di elevata qualità, che diventa a questo punto competitiva”.

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