Burkina Faso, tra desertificazione e terrorismo islamico: il documentario da una terra martoriata

Nel reportage “Chi lotta per la terra in Burkina Faso” prodotto da LifeGate, le immagini da una terra martoriata, dove la desertificazione porta con sé un’inesorabile scomparsa della terra fertile, migrazioni climatiche e conflitti inter-etnici sfruttati dai gruppi terroristici islamici. Nella devastazione, c’è però un popolo che continua a lottare tenacemente per salvare il proprio Paese e proteggere il suo ecosistema.

“I conflitti sono generati dall’avidità delle persone. La terra crea divisioni tra la popolazione a causa della sua insufficienza. I conflitti sono dovuti alla mancanza di terra arabile e alla sua svendita”, questa la dichiarazione di Yacouba Sawadogo un anziano burkinabé , che nel 2018 è stato insignito del premio Right Livelihood Award (conosciuto come premio Nobel alternativo) ripreso da Davide Lemmi e Marco Simoncelli nel reportage “Chi lotta per la terra in Burkina Faso”, registrato lo scorso giugno e prodotto da LifeGate.
Il Burkina Faso, al 185° posto per indice di sviluppo umano, con una popolazione di 20 milioni di abitanti che per l’80% vive solo di agricoltura e allevamento, è un Paese in piena emergenza climatica. Un terzo del suo territorio nazionale è degradato, pari a oltre 9 milioni di ettari di terra produttiva, un’area che si espande a una media di 360mila ettari all’anno, come stimato dalle Nazioni Unite.
“La terra degli uomini integri”, come fu battezzato il Burkina Faso nel 1984 dal Presidente rivoluzionario e icona panafricana, Thomas Sankara, ospita una popolazione composta per il 65% da musulmani e il 35% da cristiani e si è da sempre contraddistinto per il dialogo inter-religioso tollerante, in comunità spesso miste.
Fino a qualche anno fa il Burkina Faso era considerato un Paese immune dai conflitti inter-comunitari e dall’avanzata jihadista nel Sahel. A partire dal 2015, però, nelle regioni settentrionali sono iniziate le violenze che lo hanno fatto sprofondare nell’instabilità. A questo si aggiungono gli attentati perpetrati dai gruppi terroristici che creano proselitismo sfruttando l’insoddisfazione nei confronti dello Stato e la rabbia covata fra gli stessi gruppi etnici, divisi dalla necessità di cercare risorse sempre più scarse a causa della desertificazione.
Senza un intervento diretto sulle politiche di sviluppo sostenibile della regione e sul recupero delle terre degradate, i fenomeni migratori continueranno ad aumentare così come l’instabilità generata dalla corsa alle poche risorse rimaste.
Veri difensori di una terra devastata, sono gli abitanti che continuano a lottare tenacemente per salvare il proprio Paese e proteggere l’habitat naturale, la terra e il territorio.

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