“Sono passati decenni e si sono spesi milioni di euro, ma non si è mai arrivati ad una raccolta di dati scientifici che potesse mettere la Regione Puglia nelle condizioni di decidere del futuro di Taranto basandosi su numeri ambientali e sanitari concreti”. Commenta così Michele Emiliano – presidente della regione in cui l’inquinamento causato dall’Ilva miete ancora migliaia di vittime – l’accordo di collaborazione appena concluso con l’Organizzazione Mondiale della Sanità in tema di valutazione d’impatto sanitario per la città di Taranto. “Il lavoro parte già da subito – commenta Emiliano – si protrarrà per un anno e ha un costo trasparente di 140mila euro. Viene dai tarantini stessi la richiesta di proseguire in ulteriori approfondimenti, dopo che non solo le sentenze della Corte Costituzionale della Repubblica Italiana ma anche quelle più recenti della Corte Europea dei diritti dell’Uomo hanno sollevato perplessità circa la compatibilità delle attività siderurgiche di Taranto con la salute dei cittadini”.


“Metteremo in campo – spiega Francesca Racioppi, Direttore del Centro Europeo Salute e Ambiente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – tutte le competenze necessarie per arricchire quelle risorse e professionalità già presenti nell’ambito dell’amministrazione regionale e del Servizio Sanitario della Puglia, affinché si possa operare sinergicamente, con l’insostituibile contributo delle istituzioni sanitarie nazionali, in primis il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità e l’ISPRA, oltre che di quelle ambientali”.
Una sala piena quella della sala stampa della Camera dei Deputati, nella quale era presente anche Angelo Di Ponzio, padre di Giorgio Di Ponzio, che si è spento nel gennaio di quest’anno a causa di un tumore all’età di 15 anni. “In rappresentanza del Comitato Niobe, composto dai genitori che hanno perso i figli a causa dell’inquinamento ambientale, siamo presenti anche qui”. E non usa mezzi termini: “Va bene approfondire i dati sanitari, ma bisogna chiudere quel pezzo di ferro arrugginito (fabbrica Ilva ndr) e poi cominciare a curare i tarantini”.


Una strategia sul medio periodo quella dell’accordo con l’OMS che lascia soddisfatto anche il Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), Alessandro Miani: “Non vengono deluse le aspettative e le richieste di massimo impegno – per giungere a una sempre più chiara conoscenza della situazione sanitaria e ambientale – avanzate dai cittadini e delle associazioni tarantine, raccolte da SIMA nell’ambito della piattaforma di confronto civico del ‘Laboratorio Taranto’, scaturito dalla prima conferenza europea svoltasi a Taranto il 26 novembre scorso. SIMA intende garantire partecipazione e voce in capitolo – ma verificandole sempre col filtro dell’evidenza scientifica – alle istanze della cosiddetta “citizens science”, di cui Taranto sta diventando un laboratorio, cioè il giusto impegno degli stessi cittadini tarantini per la trasparenza delle informazioni circa la salubrità dei loro ambienti di vita e di lavoro”.

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