Pd, Congresso accelera: in Lazio e Lombardia si tratta con alleati
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La striscia

(Adnkronos) – Cambio di marcia del Congresso Pd, che adesso vede come possibile traguardo quello del 19 febbraio 2023, con un taglio di circa un mese sui tempi inizialmente ipotizzati. Il lavoro di tessitura di Enrico Letta avrebbe portato ad una intesa politica, maturata negli ultimi giorni, da concretizzare sabato prossimo in Assemblea, dove si entrerebbe da subito nel merito del percorso congressuale per sveltirne il passo. 

“Si lavora a tutte le opzioni”, hanno assicurato fonti del Nazareno, ma di certo “ci sarà una accelerazione”. Tra queste “opzioni” c’è, appunto, la data del 19 febbraio per la chiusura delle Assise. Il punto, ed è su questo che in queste ore si sta discutendo, è quello di non comprimere in modo eccessivo soprattutto la parte ‘costituente’ del Congresso. “Non dobbiamo fare un processo senza fine con poca chiarezza né eliminare la fase di apertura e di rilancio. Serve equilibrio”, ha chiesto Brando Benifei.  

In questo il segretario dem avrebbe rassicurato tutte le varie anime del partito. L’accelerazione che sabato dovrà essere votata in assemblea non andrebbe a sacrificare i passaggi fondamentali del congresso, dal voto nei Circoli all’apertura all’esterno, ad esempio. Ma rivedrebbe, con un occhio più “agile”, tutte le varie scadenze previste dallo Statuto nel percorso del Congresso. Non è semplice comporre le alchimie giuste. Le variabili sono tante. Per fare un esempio, Articolo 1 ha fatto sapere che in caso di Congresso ‘tradizionale’ sarebbe difficile partecipare.  

E non è un mistero che una parte del partito, quella più a sinistra, resta molto guardinga proprio sulla fase costituente, quella di apertura e di discussione. Ma, come spiegava in serata un big dem in Transatlantico, “se il segretario si è sbilanciato sulla accelerazione e su quella data vuol dire che tutte le interlocuzioni stanno andando a buon fine”. A dimostrare che, nel Pd, ogni scelta non è mai una questione semplice c’è il voto in Lombardia e Lazio.  

I dem lombardi si sono dati un tempo ristretto (“al massimo entro 48 ore”) per sciogliere i nodi, con la candidatura di Pierfrancesco Majorino in pole. Il segretario regionale Vinicio Peluffo, accompagnato da una delegazione del partito, sta incontrando in queste ore gli alleati. Non il M5s, però, che in queste ore ha recapitato al Pd milanese un messaggio interpretato dai dem come un sostanziale “no, grazie”. E non il Terzo Polo.  

La questione è soprattutto legata alle primarie, ed è molto procedurale. A seconda delle risposte degli alleati si potrebbero tenere le primarie di coalizione o del Pd. Quest’ultima ipotesi, però, viene considerata dai dem lombardi senza grandi entusiasmi. In ogni caso, bisognerà passare per una nuova riunione dell’Assemblea locale. Per il Lazio è in corso la riunione della coalizione, dopo che il Pd ha incoronato Alessio D’Amato come candidato. SI si è presentata chiedendo di “azzerare tutto”. Più cauti e più focalizzati sui programmi, si apprende, sarebbero invece stati i Verdi. Anche qui, dall’esito del confronto D’Amato può uscire candidato unitario o indicato dalle primarie. Resta sullo sfondo l’opzione primarie di partito. 

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