Dalla pandemia al cambiamento, 11 volte in cui un disastro ambientale ha indotto scelte positive
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Il WWF lancia il suo ultimo dossier in cui richiama 11 casi di disastri ambientali indotti dall’azione diretta dell’uomo, momenti nodali in cui l’umanità ha dovuto scegliere tra conservazione, regressione o cambiamento

“Shock Ecology. Le crisi possono aprire la strada a un mondo migliore?” è il titolo e la domanda che si legge sulla prima pagina dell’ultimo dossier del WWF  – che viene lanciato nell’ambito della Campagna promossa dall’associazione “Il Mondo che verrà” – nel quale si ricostruiscono 11  disastri epocali indotti dalla incapacità dell’umanità di gestire in maniera equilibrata il rapporto con il proprio ambiente e le risorse naturali. Disastri che sono stati anche momenti nodali per il cambiamento e il progresso dell’umanità nel suo rapporto con il Pianeta. 
Come spiega la giornalista canadese Naomi Klein nel suo libro del 2007 intitolato “The shock doctrine: the rise of disaster capitalism”  – tradotto in italiano da Rizzoli nello stesso anno con il titolo “Shock Economy” –  gli shock possono  essere occasioni di drammatiche regressioni o consentire di introdurre profondi momenti di cambiamento. 
È facile immaginare infatti che, mentre i cittadini del mondo stiano cercando di capire come affrontare la crisi economica, sociale e politica innescata dallo shock della pandemia, in alcuni luoghi del pianeta governi autoritari, gruppi di shareholder, agguerriti capitalisti e manager senza scrupoli si stiano organizzando per capire quali possano essere gli enormi vantaggi economici e politici che la pandemia poterà loro, come già successo in passato.
Con l’intento di valutare quale saranno gli effetti del dopo COVID-19 e capire come indirizzare le nostre scelte per difenderci dagli effetti perversi degli shock, il WWF ha analizzato le conseguenze di alcune delle più importanti crisi ecologiche che hanno interessato la nostra società negli ultimi decenni. 

L’insegnamento che ne emerge  dimostra come la risposta agli shock possa in molti casi, se ben indirizzata, promuovere e accelerare politiche e regolamenti, rafforzare la consapevolezza,  migliorare le conoscenze, proteggere l’ambiente, tutelare i beni comuni, rimettendo al centro il benessere della società umana. È questo il ruolo della Shock Ecology.
E anche in questo caso gli esempi sono diversi, fra questi il famoso Clean Water Act, approvato nel 1972 negli USA, a seguito di un devastante incendio scaturito dagli sversamenti di petrolio e sostanze chimiche in natura; il protocollo di Montreal per la protezione dell’ozono, firmato nel 1987 e realizzato in seguito alla drammatica scoperta dell’impatto dei clorofluorocarburi (CFC) e degli idroclorofluorocarburi (HCFC) sulla delicata e fondamentale fascia di ozono nell’atmosfera (l’ozonosfera); o le denunce di Rachel Carson, con il suo libro del  1962 “Primavera Silenziosa”, che hanno permesso di fermare la produzione di DDT in gran parte del mondo. 
La storia di sversamenti di sostanze tossiche, fuoriuscite di materiale radioattivo, accumulo di rifiuti pericolosi, utilizzo di veleni, incidenti industriali, effetti dei cambiamenti globali e oggi anche la diffusione di virus pandemici, accompagnati da drammatiche perdite umane con indicibili sofferenze e crisi economiche, dimostra quanto sia importante utilizzare questi drammatici accadimenti per rivedere il nostro modo di relazionarci  alla natura, mettendo a punto percorsi virtuosi che ci aiutino a rendere più sicura la nostra esistenza, più resilienti le nostre società e più sereno il nostro futuro.
Lo shock della pandemia ci sta insegnando molte cose: l’importanza della scienza e dello studio dei meccanismi naturali che regolano la vita sul pianeta, il ruolo strategico del settore pubblico, la necessità di azioni collettive, il ruolo degli ecosistemi nel nostro benessere. 
“Non esiste un futuro per l’umanità senza il rispetto per il pianeta, del suo clima, dei suoi sistemi naturali, dei suoi equilibri – spiega il WWF – e la salute del pianeta e quella dell’uomo sono strettamente connesse e interdipendenti. Oggi lo sappiamo e dobbiamo agire di conseguenza”. “Ci siamo illusi di rimanere sani in un pianeta malato”, ha magistralmente sintetizzato Papa Francesco. “Dobbiamo fare tutto il possibile perché quello che abbiamo vissuto in questi giorni e le sue drammatiche conseguenze non siano accaduti invano”.
Per questo il WWF Italia ha deciso di aprire una consultazione tra i cittadini, invitando le persone a costruire insieme “Il modo che verrà”. 

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