Attracca in Europa carico di 100mila ton di soia: un tempo erano 40mila ettari di foresta
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Sbarca ad Amsterdam il più grande carico di soia mai attraccato nell’Ue: proviene da una superficie che prima di essere sottoposta ad agricoltura intensiva, era foresta e prateria brasiliane

“La “Pacific South”, una nave mercantile proveniente dal Brasile con un carico di oltre 100.000 tonnellate di soia – il più grande carico di soia mai sbarcato all’interno dell’UE – ha attraccato qualche giorno fa ad Amsterdam. E’ salpata dal Paraná con soia coltivata su circa 40.000 ettari di terreno (una superficie pari a circa 60.000 campi da calcio) che un tempo era foresta o prateria, abitata dunque dalla relativa fauna selvatica che oggi non c’è più. Questa terra è stata quindi disboscata per far posto a una coltivazione che è utile soprattutto all’alimentazione degli animali da allevamento per la produzione di carne.

Il report “Deforestation made in Italy”, curato dallo spin-off dell’Università di Padova Etifor, riporta infatti che il 62% della superficie deforestata lorda su scala globale nel periodo 2005-2013 è attribuibile all’espansione di aree agricole destinate principalmente alla produzione di soia e cereali, di pascoli per la produzione di carne e derivati e di piantagioni, tanto forestali quanto di palma da olio. Il consumo italiano di soia avrebbe provocato, tra il 2000 e il 2010, una deforestazione media di almeno 16.000 ettari/anno. Anche se è possibile che gran parte della soia provenga da terreni che sono stati trasformati molto tempo fa, i cittadini italiani non possono essere certi che le spedizioni di soia verso l’UE e verso l’Italia non siano legate alla recente deforestazione o alla conversione dell’ecosistema forestale. Ad oggi non esiste una legge nazionale né dell’Unione che garantisce che le importazioni di soia e di altri prodotti di base siano esenti da deforestazione; il che significa che i consumatori europei rischiano inconsapevolmente di alimentare, seppur indirettamente, la distruzione della foresta tropicale e di altri importanti ecosistemi naturali.

Secondo Isabella Pratesi, direttore della Conservazione del WWF Italia “Anche i cittadini italiani stanno inconsapevolmente consumando prodotti alimentari da animali nutriti con soia coltivata su terreni disboscati in Brasile. In Europa non si ostacola efficacemente l’ingresso nel mercato europeo della soia legata alla deforestazione e alla distruzione dei pascoli. La distruzione di questi ecosistemi naturali ha un enorme impatto sulla biodiversità del nostro pianeta e sulla capacità di contrastare il cambiamento climatico. Serve una legge europea forte e vincolante per impedire la circolazione di soia che distrugge la natura”. Gli scienziati proprio in questi giorni ci dicono che la deforestazione nell’Amazzonia brasiliana è salita per il quindicesimo mese consecutivo, raggiungendo livelli che non si vedevano dalla metà degli anni 2000. Sono questi i dati diffusi dall’istituto nazionale di ricerca spaziale brasiliano INPE. Il sistema di monitoraggio satellitare dell’INPE ha inoltre rilevato 1.034 chilometri quadrati di disboscamento nel giugno 2020, portando il totale calcolato su dodici mesi a 9.564 chilometri quadrati: l’89% in più rispetto a un anno fa nello stesso mese. L’entità della deforestazione nell’ultimo anno è la più alta mai registrata da quando l’INPE, nel 2007) ha iniziato a diffondere aggiornamenti mensili. Il tasso di deforestazione su 12 mesi è aumentato del 96% da quando il presidente Jair Bolsonaro è entrato in carica nel gennaio 2019. Quello dell’Unione Europea è il secondo mercato mondiale per i prodotti di base a rischio deforestazione dopo la Cina. Mentre l’UE importa meno soia della Cina, gli studi dimostrano che le sue importazioni hanno una probabilità maggiore di essere legate alla deforestazione. Quest’estate la Commissione europea aprirà una consultazione pubblica ( LINK QUI > su una nuova legge per impedire ai prodotti legati alla deforestazione di entrare nel mercato europeo. Il WWF esorta anche i cittadini italiani a prendervi parte per far sentire forte la voce di chi non vuole si porti nel piatto alimenti che hanno contribuito alla progressiva scomparsa della foresta ammazzonica.

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