Aree protette dimenticate dal Recovery Plan, Sammuri in Senato: “Si sblocchino almeno i fondi già esistenti, ecco nove proposte”
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Federparchi ha illustrato anche al Senato le proposte di modifica al Piano Nazionale per la Resilienza e la Ripresa  (Recovery Plan) in riferimento alla versione varata il 12 gennaio scorso dal Consiglio dei Ministri. Il presidente Giampiero Sammuri è stato ascoltato in audizione  dalla Commissione Territorio, Ambiente e Beni Ambientali nell’ambito della discussione sul PNRR. Nel merito del Piano, Federparchi ha evidenziato come non vi sia alcun riferimento dettagliato alla tutela della biodiversità, né tantomeno al ruolo che le aree protette possono svolgere. “Un piano di ripresa per il Paese, alla luce della politica europea sul Green Deal e della Strategia Europea per la Biodiversità 2030, non può prescindere dall’adottare misure dirette e specifiche di protezione e restauro della biodiversità e degli ecosistemi e porre attenzione particolare alla protezione e all’uso sostenibile delle risorse terrestri e marine”, ha affermato Sammuri. “Occorrono misure, alcune a costo zero, per mettere il sistema italiano dei parchi in condizione di offrire un contributo da protagonisti per la ripresa in chiave sostenibile del Paese”.

“In questo contesto è veramente singolare che lo stato italiano limiti la possibilità di spesa degli enti parco, non sulle risorse che dovranno essere stanziate, ma su quelle che giacciono nelle casse dei parchi nazionali – ha proseguito il presidente di Federparchi  – e stiamo parlando di oltre 120 milioni di euro, una goccia rispetto al PNRR, ma sono risorse che già ci sono e vanno semplicemente sbloccate, consentendo agli enti una gestione per budget e non l’attuale limitazione che impedisce di spendere oltre un certo limite per l’acquisto di beni e servizi.”

Federparchi esprime soddisfazione per la nascita del Ministero della Transizione Ecologica che, con le nuove competenze, segna l’avvio di una nuova fase nell’approccio alle tematiche ambientali e, soprattutto, alla necessità di creare connessioni fra i vari livelli, quali i mutamenti climatici, la difesa della natura, l’economia sostenibile. Si auspica che, nei nuovi assetti del dicastero, i temi della tutela della biodiversità e il ruolo delle aree protette come modelli di sviluppo sostenibile, possano essere parte essenziale dell’azione di governo; così come delineato  nella Strategia Europea per la Biodiversità per il 2030 che considera tali settori come  cardini  fondamentali del Green News Deal e del Next Generation Europa. Federparchi ha dunque consegnato il dossier con le sue valutazioni di merito e le nove proposte sul PNRR.

Azioni che non richiedono nuove risorse economiche         

  • Sbloccare il limite per spese per beni e servizi per i parchi nazionali;
  • Estendere i finanziamenti per il clima alle aree protette regionali ed ampliare la tipologia dei progetti finanziabili;
  • Permettere alle aree protette di generare più facilmente entrate proprie gestendo direttamente  servizi di carattere turistico che, attraverso l’elevata qualità, siano da traino alla ripresa del settore;

Azioni da finanziare con risorse del PNRR

  • Piani d’azione e monitoraggio, almeno all’interno delle aree protette, per le specie animali e vegetali inserite nelle direttive europee o che siano minacciate di estinzione rispetto alle Liste Rosse italiane;
  • Interventi di miglioramento e ripristino degli habitat nelle aree protette;
  • Favorire la gestione forestale sostenibile, migliorare la capacità di assorbimento della CO2 delle superfici e dei suoli forestali e delle praterie, comprese le praterie marine di posidonia. Aumentare la resilienza delle foreste  e degli habitat marini ai cambiamenti climatici e favorire l’erogazione dei servizi eco-sistemici;
  • Infrastrutture per la fruizione turistica e la divulgazione ambientale nelle aree protette (Centri visita, strutture ricettive, centri di educazione ambientale, piste ciclabili).
  • Creazione della “grande rete nazionale dei parchi”, che metta a sistema i valori naturali e culturali di tutti i parchi italiani attraverso un portale nazionale valorizzato anche dall’Enit.
  • Implementare un progetto unico nazionale per il settore “Parchi e One Health” in cui i parchi e le aree protette costituiscano l’hub operativo.
  • Implementare un progetto unico nazionale per il settore “Parchi e One Health” in cui i parchi e le aree protette costituiscano l’hub operativo.

La gestione e la governance dei Parchi – Federparchi ha messo in evidenza anche una serie di problematiche che riguardano la gestione del sistema delle aree naturali protette e che ne limitano le potenzialità sia in termini di conservazione naturalistica che in termini  di sviluppo sostenibile e creazione di posti di lavoro. L’associazione ha chiesto più volte che Zone Economiche Ambientali, istituite nel 2019, vengano estese  anche ai Parchi regionali, che sono, la parte economicamente più debole e carente per dotazioni. Vanno inoltre considerate le difficoltà delle Aree Marine Protette e  del reticolo di riserve statali e regionali e dei siti Natura2000.

“Il problema principale, in termini di politiche di  sistema – si legge nel documento depositato a Montecitorio – è la incomunicabilità istituzionale e la mancanza di coordinamento dei vari comparti, con particolare riferimento ai parchi regionali”. Federparchi propone di riattivare il Piano Triennale della Aree protette previsto dalla legge 394 e da anni inapplicato. Uno strumento che potrebbe dare all’azione dei parchi un respiro unitario e una visione strategica comune, in grado di affrontare le sfide del futuro e cogliere in pieno le opportunità che si stanno mettendo in campo sia a livello nazionale che internazionale per far ripartire il Paese.

Nel documento vengono analizzate tutte le misure del PNRR  nell’ambito delle quali i parchi possono e devono svolgere un ruolo rilevante sia per la tutela della biodiversità che  in chiave di sviluppo sostenibile. Documento integrale su www.federparchi.it

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