Il vino, il made in Italy e la nuova agricoltura: intervista al Sottosegretario Gianmarco Centinaio
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Elena Livia Pennacchioni
Vedo il mondo da 1 metro e 60, l'altezza al garrese del mio Attila. Sono l'addetta stampa della biodiversità, romana di nascita e veronese d'adozione, ma con il cuore ha in Umbria. Scrivo di animali, piante e qualche volta di come l'uomo riesce a salvarli!

Il registro nazionale dei paesaggi rurali storici conta attualmente 25 tra i più significativi luoghi d’Italia dove nei secoli l’ambiente naturale ha lasciato spazio alle trasformazioni agricole e culturali impresse dal’uomo. Ma all’indomani della Giornata Mondiale dell’Ambiente che si è celebrata il 5 giugno, il Belpaese potrebbe salutare l’iscrizione del ventiseiesimo. E non uno qualsiasi: si tratta delle territorio di Custoza, sulle colline a sud del Lago di Garda, patria di produttori vitivinicoli e scenografia di due battaglie indimenticabili del Risorgimento italiano. 

A lanciare in campo la palla è stato il Sottosegretario al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Gianmarco Centinaio, che ha visitato il Consorzio di Tutela del Custoza in occasione delle celebrazioni del 50esimo anniversario della denominazione di origine controllata. In quell’occasione si è detto pronto ad aprire un tavolo con i produttori vinicoli per “definire possibili sinergie e costruire un percorso che possa portare viti e viticoltori al registro italiano e a quello della FAO”. Perché, ha continuato il Sottosegretario, “dentro un bicchiere di vino puoi proporre un intero pacchetto turistico”. “Io penso che questa sia un’occasione importantissima – ha sottolineato ai microfoni di Italiaambiente Gianmarco Centinaio – per un territorio del nostro Paese di poter lanciare un prodotto riconoscibile per avere il nome di due delle battaglie più importanti del Risorgimento. Questo è l’esempio lampante di quel famoso abbinamento di un prodotto ad un territorio e viceversa. Quando si parla di enoturismo e della forza del nostro Paese, sappiamo di dover andare in quella direzione”.

Nella Giornata Mondiale dell’Ambiente, lei ha parlato dell’agricoltore come custode e garante dell’ambiente mentre ha da poco lanciato una campagna per la difesa della dieta mediterranea “Mangia come parli”. E questo il pilastro della sua azione di Governo?

“Siamo in un momento storico in cui l’opinione pubblica ci vuol far passare l’agricoltura come il settore più inquinante in assoluto. Credo che l’agricoltura inquini tanto quanto, o meno, tante nostre abitudini quotidiane. Inquina di più un allevamento o la tangenziale di Milano o il Grande Raccordo Anulare di Roma? O alcune aziende che abbiamo sparse in giro per l’Italia. O alcuni palazzi nelle nostre città. Ricordo che abbiamo dei palazzi storici, per esempio a Milano, che hanno ancora il riscaldamento a gasolio. E allora io ricordo sempre che gli agricoltori italiani invece guardano al futuro: oggi sono giovani, sono laureati, hanno competenze e guardano l’agricoltura 4.0. Questo è il modo di fare agricoltura oggi e io, come Sottosegretario, non posso voltarmi dall’altra parte”.

A cosa dovrebbero stare attenti secondo lei questi giovani agricoltori per ridurre ancora di più l’impatto ambientale delle proprie aziende?

“Senz’altro evitare quel deserto agricolo che c’è in alcune zone del nostro Paese. In alcune parti d’Italia si possono vedere dei vasti ettari di terra senza neanche un albero. Ci sono degli studi che ci suggeriscono che anche la presenza di siepi o alberi intorno ai terreni, possano apportare un beneficio all’ecosistema. E poi ci sono pratiche agronomiche che sono all’ordine del giorno. Penso alle idee che stanno portando avanti tanti giovani imprenditori che permettono di consumare meno anidride carbonica. L’agricoltore ha questa mission: evitare che l’inquinamento che arriva dalle città o dalle aree industriali, poi si riversi sulla campagna”.

E’ un endorsment all’agricoltura biologica?

“Anche. In molti casi l’agricoltura biologica è stata molto criticata ma è quella che ci sta portando verso il futuro. L’abbinamento agricoltura tradizionale – agricoltura biologica può e deve funzionare”.

E allora rimaniamo sul Made in Italy: vino dealcolato, latte ai piselli, carne vegana. Come ci si difende da questi attacchi?

“Io sono dell’idea che questi prodotti non debbano diventare l’alternativa. Il latte è latte che arriva dalla zootecnia, se poi vogliamo produrre una bevanda che arriva dalla trasformazione dei piselli è una cosa in più. Il vino? E’ quello che conosciamo, che arriva dalla nostra tradizione e non solo da quella italiana. E non è solo un problema di Made in Italy perché vorrei vedere la reazione di un produttore di Champagne che deve aggiungere acqua. Il consumatore deve avere la possibilità di scegliere ma senza snaturare i prodotti originali”.

Tra due mesi si apre il semestre bianco e alcuni osservatori valutano anche la possibilità che questa legislatura non arrivi fino a scadenza naturale, nel 2023. Lei stato fedele in questi anni al settore dell’agricoltura, già Ministro nel Conte I, qual è il suo desiderata per il futuro?

“Io penso che la competenza sia fondamentale. Nella mia carriera mi sono occupato di agroalimentare e di turismo. Pensare di occupare ruoli in altri settori che non riguardano le mie competenze, non è nel mio DNA. Se mi avessero proposto di fare il Sottosegretario alla salute, io che sono ipocondriaco o il Sottosegretario alla Difesa, io che ho fatto l’obiettore di coscienza, avrei detto di no. E allora lascio scegliere a chi dovrà decidere se Gianmarco Centinaio va bene nel ruolo che sta svolgendo, il resto lo lascio fare ad altri”.

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