Elogio del maestro, vittima più illustre del terzo millennio
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Elena Livia Pennacchioni
Vedo il mondo da 1 metro e 60, l'altezza al garrese del mio Attila. Sono l'addetta stampa della biodiversità, romana di nascita e veronese d'adozione, ma con il cuore ha in Umbria. Scrivo di animali, piante e qualche volta di come l'uomo riesce a salvarli!

La nostra è l’epoca del relativismo. E’ il momento in cui viene gettato il bambino delle virtù assolute con l’acqua sporca del servilismo politico e religioso tipico della seconda metà del secolo scorso. La chiamiamo anche “l’epoca post-ideologica” ma in realtà i nostri tempi non hanno fatto altro che abbandonare la polarizzazione del pensiero politico per prendere in mano la clava di una “coscienza civile” omologante. Quest’ideologia unica del terzo millennio porta con sé – come da manuale – temi e dottrine care ai propri teorici che tuttavia, rispetto a quelli precedenti, non hanno nemmeno la bontà di creare intorno ad essi le avanguardie visionarie che tutte le ideologie del ‘900 hanno avuto in pancia ancor prima di travolgere il grande pubblico. 

Relativizzare in ogni circostanza consente di destrutturare i perni di un sistema culturale che si vuol sostituire. Con il nulla. Che possa quotidianamente, certosinamente e scientificamente, crescere individui perfetti per consumare ciò che conviene alle curve del listino della borsa.

Molte le vittime illustri già sacrificate. La madre (rifiuta il tuo legame di sangue!), il padre (pensavi di essere fondamentale? Sbagliato, nella migliore delle ipotesi sei secondario ma in linea di massima non servi a niente), i figli (autodeterminazione fin dalla nascita, l’educazione ne altera la sensibilità), gli Dei di ognuno (ahimè quelli, violentati per primi solo perché non esistono veramente!), l’amicizia (quando arriviamo al tema del sacrificio per l’altro, vado a scegliermi qualche altro amico), l’amore (è passeggero), la morte (non esiste). Ma nei fatti, quello che più fa soffrire, è il colpo mortale che si vuole assestare al maestro. Il mentore, il massimo esempio della generosità umana, in grado di offrire tutto al proprio allievo per non avere in cambio che l’incerta possibilità di aver tenuto intatto il filo della storia. Sempre appeso alle generazioni successive, che possono proseguire a tramandare o interrompere il corso della storia.

E’ proprio questo il Santo Graal del terzo millennio. Chi trova un Maestro, trova una merce ormai illegale per l’ideologia unica: il disinteresse, l’assenza del giudizio, il dono dell’autonomia, il grande lusso di contare sempre su una rete di protezione che nemmeno si sa di avere, ma che c’è. Permettere di introdurre questi elementi nella formazione di un giovane, significa allenarlo ad una cosa solamente: il pensiero critico. E sviluppare il pensiero critico rende gli uomini in grado di pensare, parlare, agire. In un’era in cui tutti già conoscono e rigettano ogni altra dimensione che non sia il presente, i maestri conservano il passato e lo trasformano in futuro.

Cercateli.

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