Benessere degli animali. Questa “certificazione volontaria”
inganna il consumatore e danneggia l’allevatore onesto
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Due Ministri, Speranza e Patuanelli: una promessa tradita. Il Coordinamento unitario delle Associazioni animaliste, compresa Legambiente, Confconsumatori e Ciwf Italia, ha lanciato l’altro ieri un altro twitterstorm contro la “certificazione volontaria. Che sarebbe l’ennesima misura a favore degli allevamenti intensivi di animali.

Roma, 24 settembre 2021 – “Ma a cosa servono e che risolvono i twitterstorm, ossia i “cinguettii” da uccellini rumorosi e spaventati se i colossi della produzione intensiva e della grande distribuzione con molti settori della politica dominante hanno già deciso ed intendono favorire certe lobby…? Si rivolgano piuttosto ai referenti delle loro stesse aree… E tu sai bene che posso parlare per conoscenze e personali esperienze parlamentari… Ma ridateci le braciole del maiale allevato sui monti sibillini!”.

Il sarcastico ricordo accusatorio è del vecchio On. Stefano Menicacci, deputato di tante legislature, avvocato cassazionista, oratore sempre informato. Ora in pensione ma ancora ben in forma. In effetti basta ripercorre la fine fatta da tutti i “cinguettii” ( = twitterstorm per chi mai è transitato per Oxford) ripetutamente lanciati da quando il provvedimento è apparso vincente. Denunce ed accuse più o meno giustificate dalle stesse motivazioni. Magari sensate e fondate, ma incapaci di farlo sostituire o modificare.

Oggi queste Associazioni importanti hanno costituito una specie di Coordinamento unitario e tornano a chiedere con maggior determinazione: “Al ministro della Salute Speranza, che è responsabile per il benessere animale, e al ministro delle Politiche Agricole Patuanelli, responsabile della qualità del Made in Italy, di modificare lo schema di decreto e di non far approdare al voto in Conferenza Stato-Regioni gli standard per la certificazione suinicola”. Soprattutto perché “Il Sistema di Qualità Nazionale Benessere Animale, istituito con l’articolo 224 bis nel Decreto Rilancio, prevede la certificazione e l’etichettatura volontaria di prodotti di origine animale che rispettano standard superiori ai requisiti di legge…mentre la certificazione che sta per essere votata in Conferenza Stato-Regioni, invece prevede di etichettare, con il riconoscimento “benessere animale”, anche prodotti provenienti da scrofe in gabbia e suini con la coda tagliata, pratica in violazione di quanto espresso nella direttiva europea di protezione dei suini. Il che garantirebbe inoltre priorità di accesso ai fondi PAC e PNRR, favorendo ancora una volta gli allevamenti a carattere intensivo, piuttosto che la transizione verso sistemi più sostenibili e realmente attenti al benessere animale”.

Come può infatti considerarsi buona la salute e pregevole la carne di “…una scrofa confinata in gabbia e un suino di 170 kg che vivono su una superficie di 1,1 mq? Non sono esempi di benessere animale, né di transizione verso una maggiore vivibilità ambientale”, cinguettano le Associazioni ed aggiungono: “Si tradirà completamente la promessa che PAC e PNRR siano utilizzati per stimolare un’agricoltura più sostenibile, nella direzione richiesta dal Green Deal europeo e dalla Strategia Farm to Fork” . Con questi requisiti tale certificazione diverrebbe un falso istituzionalmente codificato e un tradimento alla famosa promessa, complici due ministri: Roberto Speranza, toh sempre Lui poverino, ed il complice Stefano Patuanelli. L’esito dell’attuale twitterstorm o cinguettio? Non pervenuto.

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