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I primi 20 anni di Colline Teramane
I

La striscia

(Adnkronos) – Correva l’anno 2003 quando nacque il Consorzio Tutela Vini Colline Teramane e quando il Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane ottenne – per primo nella regione – la DOGC. Ci troviamo nella provincia di Teramo; la viticoltura ha profonde radici storiche su queste colline che guardano il mare, protette dal Gran Sasso. Una denominazione e un consorzio giovane e dinamico che contano su 172 ettari vitati una produzione di oltre 600 mila bottiglie, cresciuta del +50% rispetto al 2021. Dal 4 al 6 marzo il Consorzio Tutela Vini Colline Teramane organizza la terza edizione de “La Nostra anteprima – The cool on the hills” presso la Sala Ipogea e la Pinacoteca Civica di Teramo per scoprire e approfondire il patrimonio vinicolo della provincia e festeggia i suoi primi vent’anni. Tre giorni dedicati al pubblico e agli operatori con degustazione ai banchi di assaggio e masterclass, preceduto dalla giornata dedicata alla stampa in cui abbiamo avuto l’occasione di intervistare Enrico Cerulli Irelli, Presidente del Consorzio.
 
Come descriverebbe i vini delle colline teramane a chi li approccia per la prima volta?
 I vini delle Colline Teramane, nonostante le loro specifiche identità, sono accomunati da un fil rouge: l’armonia e l’eleganza che li contraddistinguono. Si tratta, nel nostro caso, di una equilibrata combinazione di struttura e freschezza, agevolata dal microclima del nostro territorio, caratterizzato dalla presenza del Gran Sasso e da suoli argillosi con un buono scheletro di origine alluvionale. Al di là delle singole peculiarità, eleganza e freschezza sono i tratti distintivi dei nostri vini. 
Il consorzio compie 20 anni, come è stato il percorso fin qui compiuto?
 Il nostro inizio è stato caratterizzato da un grandissimo entusiasmo, ma anche da un po’ di disordine: eravamo abituati a fare vino, non a gestire una denominazione.  Essere bravi imprenditori è ben diverso dal portare avanti un progetto comune. C’era una predisposizione di base data dal nostro forte senso identitario e dal fatto che molte famiglie si conoscono e sono amiche da generazioni. Sicuramente uno dei risultati più importanti che abbiamo raggiunto in questo nostro percorso è stato di imparare a lavorare insieme per obiettivi comuni: non esiste in Abruzzo un’altra realtà, un’altra comunità di vignaioli così unita, così coordinata nelle azioni come siamo noi; lungo questo percorso abbiamo capito che possiamo presentarci insieme, uniti da ciò che ci accomuna.  
Obiettivi per i prossimi vent’anni?
 L’obiettivo principale è sicuramente quello di crescere, sia numericamente, che nella percezione del pubblico dei consumatori. Il nostro impegno è volto ad aumentare la domanda perché questa spinga sempre più aziende a produrre vini delle Colline Teramane. Il Consorzio in questo senso porta avanti strategie di inserimento nelle dinamiche commerciali e distributive e affianca i produttori nella valorizzazione dei prodotti delle Colline Teramane, la miglior produzione vitivinicola del nostro territorio e perciò la nostra miglior rappresentazione.  
Cancer Plan, la questione degli Health Warning sulle etichette di vino irlandesi, il rischio di cancellazione dei fondi OCM, questi sono stati i temi al centro delle cronache delle ultime settimane. Si è configurato quello che è stato definito un attacco al vino italiano e non solo. Quale è la vostra percezione a riguardo?
 Non possiamo eludere la questione della presenza di alcol all’interno del vino né tantomeno il fatto che l’abuso di alcol rappresenti un rischio per la salute. Siamo ben consapevoli di tutto ciò e il nostro lavoro è volto proprio alla diffusione di una cultura del consumo moderato e responsabile. Tuttavia, secondo noi, da qui a includere il vino tra le sostanze gravemente dannose per la salute il passo che si è compiuto è stato imprudente. Il vino non è solo una bevanda, il vino è un concentrato di storia e di identità, in Italia come nell'area mediterranea dell’Europa. In questa parte di continente il vino affonda le sue radici nella storia, nell’identità delle nazioni, dei territori e delle persone. Da questo punto di vista si scorge in filigrana un confronto di culture, di tradizioni, che l’Europa non ha mai pienamente risolto, un confronto molto antico e radicato, che fa parte dell’identità europea. Un confronto sul quale occorre ragionare noi in primis e anche le generazioni future. Certo, se poi questo confronto si traduce in azioni concrete di tipo economico, allora dovremo fare le nostre battaglie. Strumenti come gli OCM non sono solo aiuti economici per i produttori di vino, ma sono mezzi per costruire e rafforzare l’identità europea. Il vino italiano, francese, spagnolo, tedesco e così via, è vino europeo. Ben venga una valutazione sul migliore utilizzo possibile dei fondi stanziati, eventuali misure di monitoraggio e controllo e tutto ciò che può aiutare a migliorare, ma togliere questi sostegni è imprudente. Si andrebbe a penalizzare uno degli asset principali dell’economia europea e dell’identità percepita dell’Europa nel mondo. La percezione dell’identità non è qualcosa di poco conto: essa si traduce direttamente in acquisti, in viaggi, in stile di vita, ovvero in economia reale.  Adnkronos – Vendemmie —winewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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