Pesca eccessiva del tonno rosso: “Nel Mediterraneo 12 milioni di euro di affari illegali”

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Un giro di affari illegale di 12 milioni di euro nel commercio di tonno rosso appena scoperto nel Mediterraneo e il drammatico sovrasfruttamento dei tunnidi tropicali, che spingono gli stock al collasso, sono elementi che sottolineano l’urgenza di azioni serie da parte dell’UE e dei paesi coinvolti nella pesca al tonno. A sottolinearlo è il WWF in vista del prossimo incontro ICCAT che si apre oggi – 12 novembre – a Dubrovnik – Croazia. Prima di decidere qualunque futuro aumento delle quote di pesca l’UE  e le altre nazioni dedite alla pesca dovrebbero mettere in atto controlli severi  e applicare sanzioni pesanti contro le società fraudolente affinché venga smantellato il commercio illegale. Fallire nella repressione o modificare il piano di recupero attuale, potrebbe minacciare il recupero delle specie di tonno. Ci si aspetta che il dibattito in ICCAT quest’anno tenga conto seriamente dell’investigazione criminale in corso sul presunto riciclaggio di 12 milioni di euro di tonno rosso Mediterraneo non dichiarato, che presumibilmente coinvolge società spagnole, porti francesi e italiani e allevamenti di tonno rosso maltesi. Se confermata, l’inchiesta rivelerebbe che ogni anno 2.500 tonnellate di tonno rosso, corrispondenti a quasi il 20% della quota dell’anno scorso per l’intera UE, sfuggono ai controlli dell’UE e degli Stati membri.

“Il fatto che tonnellate di tonno rosso non segnalato possano essere state contrabbandate per anni attraverso i confini dell’UE è semplicemente inaccettabile. L’UE e tutte le nazioni dedite alla pesca devono colmare le lacune dei nostri sistemi di controllo e monitoraggio e iniziare a reprimere i criminali creando una  lista nera delle navi, ritirandole licenze di pesca e di allevamento e imponendo sanzioni efficaci. Eventuali aumenti delle quote di pesca o modifiche nel piano di recupero devono essere sospesi fino a quando non si avrà una registrazione completa del tonno che è realmente prelevato dal mare “, ha dichiarato Alessandro Buzzi, responsabile regionale per il tonno rosso, WWF Mediterranean Marine Initiative.

L’anno scorso, il WWF aveva criticato la decisione dell’ICCAT di fissare un aumento delle quote di cattura di tonno rosso fino al più alto livello di 36.000 tonnellate entro il 2020 . Considerando la portata delle catture non dichiarate suggerita dalle indagini penali in corso, un tale aumento potrebbe minare gravemente gli sforzi intrapresi nell’ultimo decennio per portare questa specie altamente minacciata al pieno recupero.

Il WWF è anche seriamente preoccupato per l’alto livello di sovrasfruttamento dei tonni tropicali che secondo gli scienziati rischia di far crollare lo stock della specie “tonno obeso” entro il 2033. Negli ultimi due anni le catture di tonno obeso sono aumentate del 20% rispetto a quanto concordato nel piano di recupero dell’ICCAT. Anche i limiti di cattura per il tonno pinna gialla sono stati regolarmente superati, minacciando la salute dello stock. Nel 2016 sono state catturate circa 150.000 tonnellate di pinna gialla, un livello stimato essere del 36% superiore alla quota legale. Il WWF chiede inoltre all’ICCAT di bandire la pratica del taglio delle pinne di squalo (finning), un divieto già messo in atto da altre istituzioni tra cui l’UE: questa pratica provoca la morte di milioni di squali ogni anno. Privati delle loro pinne, gli squali vengono scartati e rigettati in mare, spesso ancora vivi, ma ormai incapaci di nuotare e destinati a morte certa.  Inoltre, il WWF chiede misure di gestione rigorose per evitare le catture accidentali di squali in  Mediterraneo, applicando misure quali restrizioni nell’utilizzo di alcuni attrezzi di pesca e divieti di pesca in aree o stagioni specifiche. Il WWF ritiene inoltre che l’ICCAT debba vietare la ritenzione a bordo dello squalo mako del Nord Atlantico e limitare le quote di pesca per le verdesche in linea con i pareri scientifici, al fine di evitarne lo sfruttamento eccessivo.


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