Vittima di sushi e sashimi, il tonno rosso ha sfiorato l’estinzione: “Ora meglio ma il consumo non è ancora sostenibile”
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Il tonno rosso è una delle specie più iconiche del Mediterraneo, significativo tanto come indicatore della ricchezza della biodiversità marina locale, che per il suo legame con la nostra cultura e le tradizioni del nostro Paese. Ma questa specie ha una storia lunga e sofferta e che lo ha visto, recentemente, arrivare ai limiti della scomparsa. 

Il mese di maggio celebra la Giornata Mondiale del Tonno rosso: un pesce la cui presenza è scontata sulle nostre tavole, ma che racconta una storia poco nota. A sottolinearne i momenti più importanti è il WWF, a partire da quando negli anni 60 l’aumento di popolarità del sushi e del sashimi avevano trasformato il tonno rosso in un alimento molto ricercato e avevano posto le basi per una progressiva intensificazione delle attività di pesca, portando, poi negli anni 90, alla grave crisi degli stock di tonno rosso del Mediterraneo. “Si è trattato di un vero e proprio disastro ecologico – spiega l’associazione ambientalista in una nota – tanto che nel 1996 l’IUCN classificò il tonno rosso dell’Atlantico come “a rischio di estinzione” con un crollo della popolazione di tonno rosso dell’85%”. Anche l’introduzione delle quote di pesca poi, non fu sufficiente a risolvere il problema perché i limiti di cattura imposti furono a lungo molto più alti di quanto suggerito dagli scienziati e, per via del continuo aumento delle attività illegali di pesca, si sfiorò il collasso dello stock. “Tutt’oggi – prosegue il WWF – la maggior parte del tonno rosso catturato nel Mar Mediterraneo viene trasferito in gabbia per 4-6 mesi, dove viene alimentato con grandi quantità di pesce, pescato per soddisfare le esigenze di contenuto di grassi che gli conferiscono un prezzo elevatissimo sul mercato giapponese. In queste gabbie di ingrassamento vengono trasportati soprattutto giovanili di tonno, catturati prima di aver avuto la possibilità di riprodursi”. Solo l’introduzione di un rigoroso piano di recupero duqnue, che ha posto regole sulle catture totali consentite, sulla durata della stagione di pesca, sulla taglia minima, sulla gestione della pesca accidentale (by-catch) e sulle attività di pesca ricreativa, ha consentito, negli ultimi anni, una ripresa dello stock che sta procedendo tuttora. “Lo stock di tonno rosso si sta ricostituendo – conclude la nota – e proprio per questo motivo ci troviamo di fronte ad un punto cruciale lungo il processo di recupero, in cui il WWF raccomanda il mantenimento di un approccio precauzionale nell’analisi del suo progresso allo scopo di evitare di ripetere gli errori del passato. Ci stiamo battendo nella discussione tra attori decisionali e sistemi di certificazione di pesca sostenibile, con raccomandazioni e obiezioni formali e lotta contro pratiche insostenibili quali l’ingrassamento dei tonni.  Allo stesso tempo siamo impegnati per la tutela della specie in progetti che prevedono il tagging satellitare dei tonni, utili a monitorarne i movimenti migratori per salvare il tonno rosso e garantire la continuità della specie oggi e nel futuro. Sebbene il tonno rosso si stia ricostituendo, un consumo sostenibile non è quindi ancora possibile”.

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