Parlamento Europeo, c’è l’accordo per la nuova PAC ma alcuni parlano di condanna a morte per le piccole aziende
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Ieri sera i ministri dell’agricoltura, riuniti in Lussemburgo per decidere sulla riforma della Politica Agricola Comune, hanno raggiunto un accordo secondo il quale almeno il 20 per cento della dotazione nazionale degli aiuti diretti dovrà essere dedicata a incentivi per pratiche agronomiche verdi. Dopo due anni di negoziati si è dunque votato un accordo che a molti è sembrato precofenzionato tra i tra i gruppi di maggioranza del PPE, S&D e Renew, respingendo le proposte della Commissione ambiente del Parlamento Ue di tagliare i sussidi per il sistema degli allevamenti intensivi o di aumentare sostanzialmente i finanziamenti per le misure ambientali, ad esempio. La nuova PAC dunque entrerà vigore il primo gennaio 2023 al termine di due anni di transizione per rimanere attiva fino al 2030 emntre i negoziati a tre – Commissione europea, Parlamento europeo e governi nazionali – dovrebbero iniziare presto, sotto la presidenza tedesca del Consiglio europeo, per concludersi all’inizio del 2021.

Una voce molto critica che non si è lasciata attendere è stata quella di chi sperava in una svolta sostanziale per affrontare la crisi climatica ed ecologica in corso, come Greenpeace. “Il 20 per cento – si legge in una nota degli ambientalisti – non è assolutamente sufficiente ad affrontare la crisi in corso e ancora una volta non si è guardato in faccia alla gravità del problema nè agito con la necessaria fermezza per un cambio di rotta urgente del sistema agroalimentare europeo. C’era così tanta insoddisfazione tra i deputati al Parlamento europeo per l’accordo presentato dai tre gruppi politici che 166 di loro molti in opposizione alla leadership del proprio partito, hanno votato per annullare l’intera proposta della PAC e chiedere alla Commissione di tornare al tavolo di programmazione. Anche il Commissario europeo per l’agricoltura, Janusz Wojciechowski, ha affermato che l’accordo raggiunto dal Parlamento è incompatibile con il Green Deal europeo” “I deputati hanno firmato una condanna a morte per ambiente, clima e aziende agricole di piccole dimensioni, che continueranno a scomparire a un ritmo allarmante. Per oltre 60 anni, la politica agricola europea è stata cieca rispetto all’impatto dell’agricoltura sull’ambiente e il Parlamento europeo sta continuando volontariamente nella stessa direzione mentre gli scienziati avvertono che l’agricoltura deve cambiare rotta per affrontare la crisi climatica. Questo voto potrebbe rivelarsi una condanna a morte anche per gli obiettivi del Green Deal europeo” dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura di Greenpeace Italia.

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