“Uccidere un orso non è reato”: ma la Procura impugna la sentenza

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L’Aquila – Il giudice del tribunale di Sulmona, il 10 di aprile 2018, mandò assolto un imputato reo d’aver ucciso a fucilate un esemplare di orso marsicano perché, come si legge nella sentenza, “uccidere un orso non è reato”. La motivazione del dispositivo aveva da subito destato perplessità e polemiche. Perplessità ora riconosciute anche dalla Procura Generale de l’Aquila che ha impugnato quella sentenza. Con soddisfazione degli animalisti, degli avvocati di parte civile ma soprattutto degli abruzzesi di Pettorano sul Gizio e dintorni. I quali si augurano che vengano ora accertate tutte le responsabilità e tengono a precisare che: “uccidere un orso è un grave reato ed un’offesa a tutti gli abruzzesi”. L’Associazione salviamo l’Orso marsicano nel rilanciare la notizia scrive: “Da fonte certa apprendiamo che la scorsa settimana la Procura generale di L’Aquila ha depositato l’appello contro la sentenza del Tribunale di Sulmona del 10 aprile scorso, sentenza che mandò assolta la persona che, nel 2014, era stata imputata per aver ucciso a fucilate un orso marsicano (specie particolarmente protetta dalle leggi italiane e europee) a Pettorano sul Gizio in Abruzzo. Salviamo L’Orso, insieme a WWF e LAV, si era costituito parte civile nel processo ed assieme alle stesse associazioni un mese dopo aveva presentato, tramite gli avvocati Elisabetta Ercole e Michele Pezone, al Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’Appello dell’Aquila e al Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Sulmona una formale e dettagliata “istanza di impugnazione” della sentenza assolutoria. La decisione della Procura generale conferma che tutti i dubbi delle associazioni nei confronti della sentenza , rinforzati in seguito alla lettura delle sue motivazioni, erano quantomeno fondati. Siamo oggi soddisfatti dall’attenzione e dallo scrupolo dimostrati dalla Magistratura aquilana e convinti che il processo di appello possa finalmente chiarire la dinamica dei fatti e le responsabilità personali”.

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