In Italia si contano 6,2 milioni di pecore ed è proprio in Sardegna che si registra la più alta densità di pecore per abitante. “La Sardegna – spiega la Coldiretti – è nel Mediterraneo la terra in cui è più alta la concentrazione di pecore: quasi due ogni abitante, 2,6 milioni di animali per 1,5 milioni di persone con il risultato che le forme paesaggistiche dell’Isola dipendono dal fatto che ben il 70% del territorio è destinato al pascolo dal quale gli animali traggono alimento”. Con i prezzi pagati ai pastori per il latte, che non coprono in molti casi neanche i costi dell’alimentazione, è a rischio l’intero settore, un’eccellenza del Made in Italy. Negli ultimi dieci anni sono già scomparse circa un milione di pecore. Lo afferma la Coldiretti in merito alla protesta dei pastori sardi al centro del tavolo convocato al Viminale a Roma dal vicepremier e Ministro dell’Interno Matteo Salvini con la presenza del presidente di Coldiretti Ettore Prandini.

“In Sardegna si trova il 40% delle pecore allevate in Italia che producono quasi 3 milioni di quintali di latte destinato per il 60% alla produzione di pecorino romano (Dop) – ricorda Coldiretti – e il prezzo del latte sull’isola condiziona in molti casi le quotazioni sull’intero territorio nazionale. Le speculazioni da parte di un “cartello” di industrie casearie hanno causato – denuncia Coldiretti – un crollo dei prezzi che ha esasperato i pastori, che si svegliano alle 5 del mattino per mungere da ogni pecora circa un litro di latte al giorno che viene pagato meno di 60 centesimi al litro, un’elemosina che spinge alla chiusura i 12 mila allevamenti presenti in Sardegna. Una situazione che va peraltro – ricorda Coldiretti – contro quanto previsto dalla legge nazionale sulle pratiche commerciali, che prevede sanzioni oltre i 3 milioni di euro verso chi “abusando della propria maggior forza commerciale, imponga condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, ivi comprese, ad esempio: qualsiasi patto che preveda prezzi particolarmente iniqui o palesemente al di sotto dei costi di produzione”.

Ma in gioco c’è anche un patrimonio unico di biodiversità. “La pecora sarda – sottolinea la Coldiretti – è una delle più antiche d’Europa probabilmente deriva dal muflone del Gennargentu e testimonia la vocazione degli antichi popoli nuragici alla pastorizia. Durante il medioevo, nel periodo giudicale della Sardegna, l’allevamento della pecora sarda andò espandendosi grazie ai monaci benedettini che lo sfruttavano per il loro sostentamento. Fu così che nel corso dei secoli l’allevamento di questo animale si radicalizzò in tutto il territorio, condizionando gli aspetti economici, sociali, culturali e storici della Sardegna. A partire dalla gastronomia con il latte della pecora sarda che – precisa la Coldiretti – rappresenta un’eccellenza agroalimentare italiana è un latte molto più ricco di quello di mucca, con una qualità e quantità di grassi e di proteine notevolmente superiore e con il quale si producono i più famosi e gustosi formaggi. Il pecorino – conclude la Coldiretti – è uno dei formaggi italiani più antichi: veniva prodotto già nella Roma imperiale e faceva parte delle derrate dei legionari, ma è probabile che le sue origini siano ancora più antiche, vista la diffusione delle pecore sul territorio nazionale”.

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