Gas serra, “il 25% proviene da agricoltura intensiva”: l’appello al ministro Centinaio
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Il 25% delle emissioni dei gas clima alteranti sono dovute alle pratiche agricole e zootecniche intensive. Lo ricorda la Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura che ha scritto al ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio per chiedere che i ministri dell’agricoltura dei Paesi UE (nel Consiglio UE Agricoltura che si riunisce oggi per discutere sulla riforma della PAC) diano le giuste risposte alle domande che migliaia di giovani hanno rivolto ai decisori politici con la grande manifestazione globale #FridaysForFuture di venerdì scorso.

Questi giovani chiedono alla politica risposte concrete e scelte coraggiose per fermare i cambiamenti climatici, e la Coalizione #CambiamoAgricoltura ricorda che la Politica Agricola Comune della UE potrebbe essere uno degli strumenti più efficaci per promuovere e guidare la transizione ecologica dell’agricoltura europea. L’IPCC nel suo ultimo rapporto ha confermato che alle pratiche agricole e zootecniche intensive sono attribuibili il 25% delle emissioni dei gas clima alteranti. Una seria riforma della PAC, lo strumento di programmazione economica-finanziaria che impegna oggi il 38% del bilancio dell’Unione è essenziale per fermare il cambiamento climatico e raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile 2030 delle Nazioni Unite (SDGs), sottoscritti anche dall’Unione Europea e dall’Italia. Per questo le nove Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica, AIAB, Associazione Italiana Biodinamica, FAI, Federbio, Legambiente,LIPU, ISDE Medici per l’Ambiente, ProNatura e WWF Italia, hanno scritto al Ministro GianMarco Centinaio a chiedendo di impegnarsi a migliorare il testo di compromesso della Presidenza rumena che verrà sottoposto oggi all’attenzione del Consiglio Agricoltura. Questo testo rappresenta un compromesso debole tra le diverse posizioni, ancora distanti, con l’intento di giungere ad una approvazione definitiva dei futuri Regolamenti della PAC post 2020 da parte del Consiglio UE nei prossimi mesi, per riaprire poi il negoziato con la nuova Commissione e il nuovo Parlamento dopo le elezioni europee del 26 maggio prossimo. Tale iniziativa è stata condivisa con le sigle dell’ambientalismo europeo che si sono rivolte ai loro ministri e all’intero consiglio agricoltura per rilanciare la voce dei diversi movimenti nati in tutta Europa che chiedono un’agricoltura più sana e attenta alla questione ambientale e climatica.

Le Associazioni ricordano al ministro italiano dell’Agricoltura che “nel bilancio previsionale dell’UE è stato esplicitato che la prossima PAC dovrà avere una maggiore ambizione ambientale, ma i principali analisti e la Corte dei Conti europea hanno già evidenziato che la proposta di riforma presentata dalla Commissione Europea a questo riguardo è troppo debole e dovrebbe essere rafforzata, mentre ad oggi le posizioni assunte dai Ministri europei dell’Agricoltura sviliscono e indeboliscono ulteriormente questa riforma post 2020 della PAC. Scegliere per una impostazione miope e corporativa, di difesa dello status quo, sarebbe un grave errore che confermerebbe la PAC come sussidio inefficace e perfino dannoso per l’ambiente, il clima, la biodiversità”.

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